L'assessore Luca Coletto

Rallenta il contagio e si fa largo l’ipotesi di una zona arancione rafforzata con un mini allentamento delle restrizioni. L’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, ha spiegato che sulla «fascia arancione stiamo valutando in funzione dei dati. Domani (venerdì, ndr) dovremmo avere ordinanza per il colore, stabilendo se manteniamo il rosso o passiamo all’arancione potenziato. Il vaglio alla luce di dati è attento e prudente, perché sappiamo quanto ci è costato gestire per primi le due varianti e quanto è costato alla popolazione».

Ipotesi zona arancione rafforzata Secondo quanto riporta Il Messaggero la Regione, infatti, in vista della scadenza della zona rossa in provincia di Perugia più San Venanzo, starebbe valutando di istituire una zona arancione rafforzata da specifiche misure in entrambe le province. Sull’eventualità di un cambio delle regole in Umbria occorrerà attendere il parere settimanale del Comitato tecnico scientifico regionale, all’esito del quale saranno, come accade dall’inizio della pandemia, varati i provvedimenti del caso. Tra le ipotesi al vaglio di palazzo Donini, comunque, ci sarebbe anche la riapertura degli asili nido e delle scuole delle infanzia, mentre resterebbero chiuse elementari, medie e superiori, dove ormai da tre settimane alunni e studenti seguono le lezioni a distanza.

Varianti riscontrate in 147 campioni su 176 Da Roma, poi, arriva l’esito dei restanti 176 campioni inviati per lo studio delle varianti. In base a quanto riporta Il Corriere dell’Umbria in 147 è stata rilevata la variazione del virus, mentre solo i restanti 29 sono riconducibili al ceppo originario del virus. In particolare gli esperti hanno rilevato 95 casi di variante brasiliana e 52 di quella inglese. Si tratta della seconda tranche di analisi dei 299 campioni prelevati nei cinque laboratori regionali, ma secondo il quotidiano nei campioni presi a Perugia città la variante brasiliana è stata riscontrata nel 71 per cento dei casi. Già il 19 febbraio scorso il direttore della sanità regionale Claudio Dario aveva sostenuto che l’Umbria si trova davanti a «una incidenza delle varianti molto significativa, che evidenzia come queste stiano sostituendo il ceppo originario». Il commento era arrivato all’indomani dell’esito dei primi 77 campioni inviati dall’Umbria che all’esito dell’analisi avevano fatto rilevate 41 casi di variante brasiliana e 22 inglese.

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