Un momento del convegno

«Da Mani pulite ad oggi è cambiato molto, in peggio però». A dirlo, venerdì a Perugia, Piercamillo Davigo, consigliere della II sezione penale presso la Corte suprema di Cassazione, a margine di un incontro con le scuole dal titolo «L’evoluzione della corruzione, da mani pulite ad oggi: che cosa è cambiato» organizzato nella sede dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. «Oggi siamo qui – ha aggiunto Davigo, tra i protagonisti della stagione di Mani pulite – per cercare di spiegare alle nuove generazioni le ragioni per cui questo fenomeno, che in altri paesi è stato mantenuto o ricondotto a livello fisiologico, in Italia continua ad essere sostanzialmente fuori controllo». Per Davigo le ragioni sono «tante e molto complesse» ma la principale «è che non si è fatto mai nulla seriamente per prevenire e reprimere questo fenomeno al di là dell’intervento giudiziario che però da solo evidentemente non basta».

Fenomeno seriale «La corruzione – ha aggiunto Davigo secondo il quale la scuola gioca un ruolo fondamentale – è un fenomeno seriale, diffuso, che dà luogo a sistemi criminali, per questo non va affrontata come singolo episodio. La corruzione è un reato a ‘cifra nera’ elevatissima e difficilmente viene scoperta, viste le pochissime denunce in merito. Dove è presente il crimine organizzato la corruzione non si scopre quasi mai. Possiamo definire la corruzione come un ‘reato a vittima diffusa’. Un fenomeno particolarmente legato alla devianza dei colletti bianchi e non alla delinquenza di strada». Al convegno hanno partecipato anche Fausto Cardella, ora procuratore all’Aquila ma per anni in Umbria, e il presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti dell’Umbria Salvatore Sfrecola.

Regione sana Cardella ha parlato dell’Umbria come di una «regione sana», con problemi comuni a quelli di altre regioni, «ma che offre una qualità di vita eccezionale e questo dipende soprattutto dagli umbri e dai loro comportamenti». «Qui – ha detto poi – la corruzione ha un carattere episodico, circoscritto, non c’è diffusione in tutti i gangli della Pubblica amministrazione. Questo dipende dall’opera di vigilanza delle forze dell’ordine, ma anche da un vero primato della gente umbra, come emerso nelle ultime operazioni contro la criminalità organizzata: i cittadini denunciano, non c’è l’omertà riscontrabile in altre zone». Sfrecola invece dopo aver spiegato il ruolo della Corte dei conti, ha detto che «gli amministratori pubblici spesso sbagliano per fare favori a qualcuno. Un caso frequente di malagestione delle risorse pubbliche sono le consulenze ‘fasulle’, inutili e pagate in modo inadeguato. Senza dimenticare quanto spesso avviene per i lavori pubblici, con la realizzazione anche di opere inutili e costose, per le quali si verificano grandi lievitazione dei costi rispetto a quanto preventivato».