
di D.B.
Il 4,1% del territorio dell’Umbria è occupato da superfici urbanizzate. In pratica 350 chilometri quadrati, tanto quanto l’intero comune di Spoleto, è coperto dal cemento. Sono questi i dati resi noti da Legambiente nel suo rapporto Ambiente Italia 2011, quest’anno dedicato al consumo del suolo. Un dato, quello del 4,1%, comunque rassicurante rispetto al 14% della Lombardia, che si trova in testa alla classifica, o all’11% del Veneto e della Campania. Dati che però fanno dire a Legambiente che l’Umbria «è sempre meno il cuore verde d’Italia».
Sempre meno cuore verde? In totale i metri quadri occupati da edilizia residenziale e non sono quasi undici milioni, il che comporta che ogni umbro ha a disposizione qualcosa come 330 metri quadri. Quasi come i veneti e più dei lombardi e dei marchigiani che hanno circa 270 metri quadri ad abitante. «Tutte regioni – osserva Legambiente – con percentuali di consumo di suolo molto superiori a quelle umbre». C’è poi il paradosso, secondo Legambiente, che mentre si continua a costruire le case rimangono vuote: «Nel 2009 ad esempio – spiegano da Legambiente – ci sono stati 678 sfratti mentre il numero di abitazioni vuote è di circa 35.616».
Paciotto: si continua a incentivare l’edilizia «Nonostante questi numeri sicuramente preoccupanti – dichiara Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – in Umbria si continua a considerare l’edilizia come un settore determinante per l’economia regionale e allora si continua anche a legiferare per incentivarlo ulteriormente». In particolare a Legambiente non piacciono il cosiddetto Piano casa regionale e la proposta di legge che mira a concedere possibilità di ampliamenti degli annessi agricoli. A non piacere però ci sono anche quelle varianti ai piani regolatori dei Comuni come quella che sta portando avanti l’amministrazione di Perugia per consentire l’insediamento di Ikea, considerato dall’associazione «un mostro di cemento». Per non parlare della «realizzazione di nuove strutture ricettive, termali e sportive nel Comune di Parrano».
Guardare agli altri paesi d’Europa Il consumo del suolo, spiega Legambiente – è uno dei principali motivi del dissesto idrogeologico del Paese e tra le cause di congestione e inquinamento delle città. Per contrastare il consumo del territorio la ricetta di Legambiente è guardare agli altri paesi europei, dove il territorio viene tutelato e la crescita urbana limitata, «ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno e interventi di riqualificazione urbana, fermando così la speculazione». «Occorre – conclude la Paciotto – che l’Umbria e le città umbre considerino una priorità il controllo del consumo di suolo e con esso il miglioramento dell’ambiente urbano e, in particolare, della qualità di vita degli abitanti. E occorrono misure conseguenti come la definizione di linee guide strategiche da applicare a livello locale, forme di fiscalità sui suoli che scoraggino il consumo di territorio oltre naturalmente alla revisione di tutti gli strumenti di pianificazione in senso restrittivo».
