di Daniele Bovi
I bilanci dei gruppi consiliari di palazzo Cesaroni, dopo le severissime bacchettate dei mesi passati, sono tornati nei giorni scorsi sotto la lente della Sezione di controllo della Corte dei conti dell’Umbria. Rendicontazioni fatte certamente in modo migliore rispetto a quelle degli anni precedenti, soprattutto grazie alle nuove norme imposte a livello nazionale, anche se «alcune irregolarità» non mancano. Irregolarità sottolineate nella deliberazione di 15 pagine vergata dalla Corte dei conti l’11 marzo scorso, nella quale si danno due settimane di tempo per fornire chiarimenti, anche «in merito alle vicende subite dai gruppi e dai loro componenti», o spedire alcuni documenti mancanti. Riguardo alle cifre in ballo, molto spesso le sottolineature riguardano poche decine o al massimo poche centinaia di euro e, a differenza di quanto accaduto in altre regioni, non c’è traccia né di ostriche né di vasetti di Nutella messi in contro al contribuente umbro. Insomma, checché se ne dica Perugia non è Gotham City e Batman-Fiorito non abita qui.
I PRIMI RILIEVI DELLA CORTE DEI CONTI
I casi In molti casi nelle rendicontazioni firmate dai presidenti dei gruppi e poi spedite alla Corte mancano, o ci sono solo per alcune spese, le autorizzazioni, così come in altri non c’è l’attestazione relativa alla veridicità e alla correttezza delle stesse. Autorizzazioni e attestazioni che in entrambi i casi sono di competenza del presidente del gruppo. Qualche esempio: la Corte dei conti mette in evidenza i 1.841 euro spesi per l’affissione dei manifesti da parte di Forza Italia o i tremila euro per «spese di duplicazione o stampa». Due gruppi inoltre (Ncd e Lega) non si sono dotati del disciplinare interno che deve regolare «le modalità per la gestione delle risorse e per la tenuta della contabilità». Disciplinare introdotto dalle linee guida adottate a dicembre 2012 dalla Conferenza Stato-Regioni. Sempre dai conti di Ncd e Lega poi emerge la mancanza della documentazione relativa alla situazione di cassa al 31 dicembre.
LA CORTE: CHI NON HA CONTROLLATO PENSA PURE DI AVER FATTO BENE
Lievi differenze In alcuni casi, come quelli di Forza Italia e Lega, per quanto riguarda le spese di funzionamento si notano lievi differenze tra il totale assegnato dal Consiglio regionale e quello che la Corte ha potuto dedurre dai documenti forniti. Le spese per il funzionamento, secondo le nuove regole adottate da palazzo Cesaroni alla fine del 2012, devono essere strettamente collegate a scopi istituzionali (nonché per studi, editoria o comunicazione) riferiti all’attività che si fa in consiglio regionale. Per alcune voci dei bilanci di Pd, Rc e Lega i magistrati contabili non hanno ravvisato la riconducibilità a quegli scopi istituzionali di cui sopra. Alcuni rilievi vengono fatti anche per quanto riguarda il personale, specialmente la mancanza della copia dei cedolini e dei contratti di alcuni dipendenti. Quegli assistenti dei consiglieri, più volgarmente ‘portaborse’, per i quali palazzo Cesaroni ha varato nel settembre scorso una nuova normativa, dando la possibilità ai gruppi di fare due contratti part-time al posto di uno full-time, purché vengano rispettati i tetti di spesa.
Il bilancio Rimanendo in tema di bilanci, lunedì la Prima commissione ha approvato (all’unanimità) quello di previsione 2014 dell’assemblea legislativa, che prevede una riduzione della spesa del 4,4% rispetto al 2013: 20 milioni 389 mila euro contro i 21 milioni 291 mila euro del 2013. I principali interventi riguardano la riduzione di indennità e rimborsi dei consiglieri (-4,04%), del funzionamento della struttura (-13%) e della spesa per il personale (-1,1%). Per convegni, consulenze e rappresentanza infine è stata confermata la stessa somma del 2013 sulla quale era stato operato il taglio dell’80% stabilito dal decreto 78 del 2010.
Twitter @DanieleBovi
