di Sara Calini

La giuria del tribunale di Los Angeles, in California, ha riconosciuto come colpevoli Meta e Google, i padri di Facebook e YouTube, per i disagi psicologici di una 22enne che sembrano causati dai social. Si tratta di una sentenza che fa parte di un più ampio processo molto seguito negli Stati Uniti e nel mondo sulla dipendenza da social media. Ad essere contestati in questi casi però non sono i contenuti specifici presentati dalle piattaforme, ma il loro design e funzionalità fondamentali. Secondo Repubblica infatti, i legali della giovane hanno criticato «gli algoritmi di raccomandazione che ci suggeriscono cosa vedere per tenerci sempre incollati agli schermi, il sistema di notifiche e l’assenza di filtri che impediscano di fruire contenuti potenzialmente dannosi quando non si ha l’età adatta». Una sentenza che arriva da Los Angeles, ma che parla anche all’Umbria, dove i social sono sempre più centrali nella vita dei ragazzi.

Cosa è cambiato Per anni le grandi aziende dei social network sono state al riparo dalla maggior parte delle minacce legali grazie a leggi che garantiscono loro una sorta di ”impunità’ rispetto ai contenuti potenzialmente provocatori o dannosi pubblicati dai propri utenti. In questo sta la storicità della sentenza di questa settimana: i contenuti presenti su Instagram (di Meta) e YouTube (di Google) non erano al centro del processo, i loro algoritmi e funzionalità sì. Per quanto si tratti solo del primo appello e il futuro del processo sia ancora incerto, molti, come Bbc e The Economy Times sembrano d’accordo: si tratta di un processo che rischia di mettere le aziende dei social network sullo stesso piano delle grandi aziende del tabacco e dei produttori di oppioidi, rappresentando una potenziale crepa nel loro scudo contro ogni responsabilità legale per ciò che accade sulle loro piattaforme. Come abbiamo già detto, si tratta solo della prima di migliaia di procedimenti contro Meta, Google e altri social network come TikTok e Snapchat negli Stati Uniti, ma a meno che la sentenza non venga ribaltata in appello, le aziende potrebbero dover modificare il funzionamento dei propri social che le rendono però così redditizie e “addictive”.

Risarcimento I 6 milioni di dollari di risarcimento che la giuria ha concesso alla giovane, contro cui le società hanno promesso comunque di presentare ricorso, incideranno sicuramente molto poco sui bilanci di Meta e Google, che sul mercato valgono miliardi. Sul piatto della bilancia, a portare giù le due ‘intoccabili’, potrebbero essere più i risvolti sociali e politici.

Giovani Umbri Secondo uno studio del Pew Research Center, riportato anche da Repubblica, almeno la metà degli adolescenti americani utilizza YouTube o Instagram quotidianamente. Questi dati non sono lontani dalla realtà anche umbra: stando all’ultimo report Cittadini e Ict 2024, gli umbri risultano fortemente connessi. I giovani, in particolare, navigano quotidianamente e utilizzano social e piattaforme di messaggistica istantanea. Tra i giovani umbri tra i 14 e i 20 anni, la quasi totalità possiede un profilo su almeno una piattaforma, con Instagram, TikTok e Facebook in cima alle preferenze. L’uso quotidiano di social media e app di messaggistica è diffuso, e cresce anche la partecipazione ad attività culturali e informative tramite canali digitali, che diventano strumenti di conoscenza e intrattenimento insieme.

I dati dell’Atlante dell’infanzia di Save the Children confermano questa tendenza: in Umbria il 79,4% degli adolescenti tra i 6 e i 17 anni si connette a internet ogni giorno, mentre il 73% utilizza quotidianamente lo smartphone, una percentuale superiore alla media nazionale (circa 66%). La frequentazione dei social e l’accesso alle informazioni online costituiscono ormai un’abitudine consolidata, con implicazioni importanti per l’educazione, la socialità e la salute emotiva dei ragazzi.

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