©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Ci sono film, suggestioni sul Conclave che lo rappresentano come una costrizione, un combinato di disciplina e rigore, fuori dal tempo. Una clausura dai protocolli e sigilli inviolabili, al limite della sopportabilità, soprattutto per chi ha una certa età. Che tuttavia, come è noto, non può superare gli 80 anni. Visi tirati, sguardi cupi, vendette intestine, complotti, trattative ammantate di riti millenari che ne camufferebbero le reali e spesso malefiche intenzioni, sono immagini che facilmente si prestano a un mondo secolarizzato che difficilmente comprenderebbe qualcosa di diverso dalla sete di potere manovrata da equilibri geopolitici. La realtà è purtroppo o per fortuna meno suggestiva dell’immaginazione. Un assaggio è offerto a quanti hanno modo di osservare le congregazioni generali.

La gestualità, i comportamenti i modi garbati che si riservano tra loro i porporati che si conoscono o che desiderano farlo, sono caratterizzati da ironia e autoironia, una palpabile saggezza che induce a tollerare anche le scontate caricature. C’è, è vero, molti lo testimoniano, una gentilezza dimenticata, non comune. E siccome è vero che le congregazioni non sono ancora un conclave, chissà invece come sarà lì dentro. Le regole per i cardinali sono rigide: nessun apparecchio elettronico. Niente giornali e nessun aggiornamento, neppure su cosa si dice di loro lì fuori. Vetri oscurati alla possibilità di carpire qualcosa, cioè tecnologia capace di neutralizzare ogni tentativo di intrusione da parte di oggetti simil droni o apparecchiature audio. Persino perquisizioni all’ingresso e sorveglianza ‘artigianale’ da parte di pochi addetti laici autorizzati a circolare tra la Sistina e Santa Marta.

Ma quanto è possibile ‘bucare’ il rigore? Intanto lo scandire della giornata da parte dei cardinali è considerato tutt’altro che noioso. Momenti di contemplazione sono sì favoriti qui, ma ognuno, nella propria quotidianità, è frequentatore abituale di simili apputamenti solenni. La storia tuttavia è piena di episodi raccontati che fanno persino sorridere. Ad esempio ci sono cardinali che raccontano di come, in passato, a causa del caldo, colleghi (non di certo loro) abbiano tranquillamente aperto le finestre delle proprie residenze. Come colleghi che si sono rilassati guardando la televisione al rientro in camera, senza per questo ricevere scomuniche. C’è persino chi ironizza sull’ipotesi di improvvisi mal di pancia in Sistina. Soprattutto dopo le note scorpacciate tra le trattorie romane, in queste serate affollate di cardinali. E’ recente l’episodio di un cardinale a Santa Marta che ha invitato in camera alcuni colleghi brindando con loro e svuotando il proprio mini bar. E’ rimasto sorpreso del conto salato che gli è stato consegnato, non pensava fosse extra.

Si racconta ad esempio di un conclave afoso nel 78 che vedeva cardinali sistemati in brandine approntate lungo i corridoi fuori dalla Sistina, implorare un venticello fresco. Il rigore non può che essere ammorbidito, tra l’altro, anche dalle esigenze di fisici attempati, non sempre compatibili con le regole di un conclave. C’è, ad esempio, un cardinale malato Vinko Puljić, emerito di Sarajevo, che voterà dalla sua stanza d’albergo. Come ce n’è un altro, Angelo Acerbi alla soglia dei 100 anni, probabilmente il più anziano di sempre e primo delegato apostolico nell’Oceano Pacifico, ovviamente non votante, che per anzianità, è autorizzato a rimanere lì, a contatto con i votanti. Ha già promesso di non far loro domande: «Sono un tipo riservato».

Le domande tuttavia si sprecano come le risposte, tra le minestre di verdure preparate dalle suore delle cucine di Santa Marta e le note scaloppine che alcuni cardinali ricordano persino dopo anni. Le colazioni prima dell’ingresso in conclave, i pranzi, le cene, sono occasioni non soltanto per confabulare, ma anche ironizzare, sollecitare o sponsorizzare qualcuno, ma il modo di starci, come la maniera con cui ci si presenta vestiti, si traduce in segnali e interpretazioni. E’ risaputo, ad esempio, di quando Ratzinger, arrivò in dolcevita, dopo una delle votazioni durante la quale Bergoglio avanzava, e fu interpretata come una sua non disponibilità a concorrere. Fino al punto di essere sollecitato dai colleghi a cogliere i numerosi segnali in suo favore. La spuntò contro l’argentino che dopo 8 anni convisse con lui sul trono di Pietro.

Leggerezza, ilarità e anche scherzosità sono frequenti intervalli del rito e della compostezza di queste giornate. Non apparirà strano a qualcuno che parliamo di uomini di fede che per quanto ‘operai della vigna del Signore’ si affidano alla preghiera per essere, nelle proprie scelte, più vicini possibile alla volontà divina. Ne basterebbe poca di fede, ad esempio, per avvertire l’inquietudine di un giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto». E’ quanto sono obbligati a declamare in occasione del voto. Ma i giuramenti sono anche legati alla segretezza di quanto sono testimoni. Ci sono stati cardinali che hanno persino appuntato durante i conclavi, su propri taccuini, le espressioni facciali dei colleghi, episodi strani, su fogli che hanno custodito per tutta la vita, chiedendo che fossero bruciati al momento della loro morte. Volontà che, ovviamente, non è stata rispettata, consegnando alla storia persino i dettagli di un conclave. Come ci sono stati cardinali che, trascorso del tempo e abbassata la pressione, hanno confidato a loro prossimi quanto vissuto. Chiedendo a questi di giurarne la segretezza. Quella che non sono stati in grado di mantenere loro.

Leggerezze a parte le regole sono regole, ricordiamone alcune: possono votare solo coloro che hanno meno di 80 anni (se qualcuno li compie durante la sede vacante o il conclave, non perde il suo diritto di voto). Attualmente i cardinali elettori sono 135 su 252 totali. Papa Francesco ha nominato la maggior parte dei cardinali che eleggeranno il suo successore, 108 su 135.

Durante il conclave sono tradizionalmente previste quattro votazioni al giorno: due la mattina e due il pomeriggio. Per eleggere il papa serve la maggioranza dei due terzi dei votanti. Se il quorum, attualmente di 89 voti, non viene raggiunto si procede subito a una seconda votazione. Quando viene eletto il papa, le schede e i documenti usati per il voto vengono bruciati nella stufa montata nella Cappella Sistina insieme a una sostanza che produce una fumata bianca. Se il papa non è stato eletto, la fumata è nera.

Se l’elezione non avviene entro il 34° scrutinio, quindi dopo 9 giorni, si procede al ballottaggio tra i due cardinali che hanno ricevuto più consensi nello scrutinio precedente. Anche con il ballottaggio serve la maggioranza dei due terzi. I due conclavi precedenti, nel 2005 e nel 2013, erano durati due giorni. Anche se in teoria nulla impedisce di nominare un sacerdote o addirittura un laico (purché uomo e celibe), il papa è solitamente scelto tra i cardinali.

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