Il progetto del collegio Adisu mai costruito

di An.Fo.

Un’altra tegola sul progetto del collegio universitario nella zona di San Bevignate a Perugia. Questa volta lo stop arriva dalla Regione che, facendo riferimento ai pareri negativi della Direzione regionale dei Beni culturali, con una determinazione dirigenziale datata 9 ottobre boccia il suo stesso progetto e nega l’autorizzazione paesaggistica alla struttura che sarebbe dovuta sorgere nei pressi del complesso templare. La notizia è arrivata attraverso una nota del vicesindaco di Perugia con delega all’Ambiente, Urbano Barelli, che dell’opposizione allo studentato dell’Adisu (l’Agenzia regionale per il diritto allo studio) aveva fatto uno dei punti cardine della propria campagna elettorale a supporto dell’elezione a sindaco di Andrea Romizi. La vicenda è sempre più controversa, perché ai pareri della Soprintendenza regionale presi ad esempio dal Servizio paesaggio, territorio e geografia della Regione nella recente determinazione 8162 sono stati ridimensionati dallo stesso soprintendente Francesco Scoppola, il quale in un’intervista a Umbria24 aveva motivato il «no» del proprio ente come una questione formale e non sostanziale. In poche parole, basterebbe una variante sui terreni della Regione adiacenti a San Bevignate e la Soprintendenza davebbe via libera. In bilico resta il progetto da 11,7 milioni di euro (di cui 6 di finanziamento ministeriale) è una penale da 1,17 milioni all’impresa appaltatrice, qualora l’affare dovesse sfumare.

LA VICENDA

Barelli «La Regione Umbria ha negato in modo definitivo l’autorizzazione paesaggistica per la costruzione dello studentato davanti a San Bevignate progettato dall’Adisu», commenta il vicesindaco Barelli, che dà la questione già per chiusa e archiviata. «Si chiude così – continua il vicesindaco di Perugia – una intricata vicenda che l’attuale Amministrazione comunale ha seguito con particolare attenzione anche perché la tutela dell’area di San Bevignate ha costituito un punto qualificante dell’accordo politico che ha portato all’elezione del sindaco Romizi. La positiva conclusione della tutela della chiesa e della zona di San Bevignate attribuisce alle amministrazioni pubbliche una rinnovata responsabilità sulle politiche di conservazione e valorizzazione del nostro straordinario patrimonio culturale e ambientale. Un patrimonio del quale dobbiamo essere fieri e gelosi custodi, la cui presenza e valorizzazione ci consente di allontanare l’immagine negativa di questi anni e di recuperare quell’immagine positiva di una città conosciuta nel mondo per la sua storia, la sua cultura e le sue qualità ambientali».

La vicenda La vicenda, secondo la ricostruzione di Barelli, era iniziata il 30 novembre 2007 con una prima autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune di Perugia che era stata però annullata il 10 gennaio 2008 dalla Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio. «Dopo la prima bocciatura – prosegue Barelli – l’Adisu aveva insistito chiedendo l’autorizzazione direttamente alla Regione Umbria che all’epoca l’aveva rilasciata con determinazione dirigenziale 6749 del 29 luglio 2008, ottenendo anche il parere favorevole della Soprintendenza il 4 settembre 2008.Senonché, dopo l’avvio dei lavori a dicembre 2013, ci si è tardivamente accorti che l’autorizzazione paesaggistica era già scaduta il 29 luglio 2013, come ha poi riconosciuto anche il Tar Umbria con la sentenza 253 del 12 maggio 2014». Per poter riavviare i lavori, conclude il numero due di Palazzo dei Priori, l’Adisu avrebbe dovuto ottenere una nuova autorizzazione paesaggistica. Infatti, nello scorso mese di giugno ha ripresentato la richiesta che è stata, però, bocciata sia dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Umbria che dalla stessa Regione Umbria con la citata determina 8162/2014.