di Daniele Bovi
«Non posso far insegnare inglese a una francese o mettere in segreteria un tecnico informatico». Usa un paradosso per spiegare la situazione che sta vivendo il Centro linguistico d’ateneo dell’Università di Perugia Luigi Russi, professore di Genetica ad Agraria e fino a qualche giorno fa direttore del Centro, posto che ricopriva da circa quattro anni. A Umbria24 Russi motiva così le sue dimissioni: «L’equazione è semplicissima, abbiamo avuto un aumento dell’interesse e degli studenti e contemporaneamente meno lettori, cioè i collaboratori esperti linguistici, e meno personale. Io non me la sento più, così non riesco a dare un servizio adeguato e stiamo stringendo la cinghia da mesi». Intenzione di fare polemiche da parte sua non ce c’è: «Non voglio fare polemiche – dice -, abbiamo sempre parlato, fatto gruppo, e discusso le cose con concordia».
Personale che manca Fino a qualche tempo fa erano 33 i lettori madrelingua, ma alcuni sono andati in pensione, altri ci andranno e altri ancora hanno scelto altri percorso professionali. Quella cifra attualmente è scesa fino a quota 28 con gli ultimi quattro contratti non rinnovati, dei quali tre riguardano l’inglese e uno il portoghese. «Nel 2017 poi – aggiunge Russi – andranno in pensione altri quattro madrelingua di inglese». Quanto al resto del personale, «fino a due anni fa in segreteria amministrativa avevamo due persone più un segretario a interim, ma ora rimarrà solo quest’ultimo». In prospettiva dunque è l’inglese la lingua che può dare più problemi, insieme all’italiano, mentre per quanto riguarda il cinese sono arrivati due lettori. Per il francese ce ne sono due a tempo indeterminato e una a tempo determinato, e le cose vanno bene anche per spagnolo.
NICOLA MIRIANO NUOVO GARANTE DI ATENEO
I soldi Nessun problema anche sul fronte economico, anzi: «Potevamo contare – spiega Russi – sui 10 euro versati da ogni studente, che da luglio sono diventati 15 su nostra richiesta. Dunque dal punto di vista economico non abbiamo deficienze, il problema è che nessuno fa notare ai legislatori cosa sta succedendo per quanto riguarda i contratti». I collaboratori devono essere madrelingua e abilitati all’insegnamento. Lo stipendio? 950 euro al mese, la metà di quanto incassa un tempo indeterminato. «Reperire queste figure – dice Russi – non è facile e i bandi fatti negli ultimi anni lo dimostrano, tanto che non ho mai avuto una lista dalla quale attingere». In più c’è il lato economico: «A quelle cifre – continua – non siamo attrattivi». Per quanto riguarda i precari poi, dopo 36 mesi i contratti non si possono più rinnovar e il ricambio non c’è.
PATTO TRA LE DUE UNIVERSITÀ PER TRATTENERE GLI STRANIERI
Mani legate «Sono con le mani legate – continua il professore – e queste cose le ho dette al direttore generale, al rettore e al delegato per il personale. La risposta? Deve far con il personale che ha perché le leggi sono queste. Passi in avanti sono stati fatti, come i tre collaboratori a tempo indeterminato da qui al 2018, ma i pensionamenti viaggiano a ritmi superiori. Di questo vanno informati i legislatori altrimenti il meccanismo si inceppa, e di certo non solo a Perugia». Il mancato ricambio comporta anche classi sovraffollate, non esattamente la situazione ideale per insegnare una lingua, specialmente ad alti livelli dove c’è bisogno di ancora più integrazione. Una situazione di fronte alla quale Russi ai vertici dell’ateneo ha chiesto «almeno la mobilità interna, ma di fronte alla totale chiusura ho rimesso il mandato. Tra l’altro per il mio ruolo non ricevevo alcun compenso».
Parla Moriconi Dimissioni «arrivate a ciel sereno» come spiega a Umbria24 il rettore Franco Moriconi. Mercoledì mattina, a margine della firma del patto con la Stranieri il Magnifico promette che il sostituto verrà scelto «già domani e che nulla si ferma. Sono dispiaciuto – dice – non me le aspettavo e ho anche chiesto a lui di ritirarle. Il problema è che possiamo fare quello che la legge consente». Un Moriconi che dice di essere sì «preoccupato per la carenza di personale, sfido però chiunque a trovare un’altra istituzione messo a bando 62 posti per i precari, due dei quali per il Centro. Ce ne vogliono di più? Faremo tutto, ma cose impossibili e contro la legge non posso e non voglio farle. Il Centro è importante, mi sta a cuore e non lo buttiamo certo al macero. Faremo il possibile». Quello che Moriconi non accetta invece sono le «le voci a proposito del fatto che io non parlo, che sono irraggiungibile. Falso, io parlo con tutti».
Twitter @DanieleBovi
