di Iv. Por.
«Il ministro Romano dice di non aver mai preso nemmeno un caffe’ con me. E’ vero, ha preso ben altro: 300mila euro». E’ una delle frasi con cui Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo, don Vito, ha condito il suo intervento al Festival di giornalismo di Perugia. Oltre un’ora intervistato dal giornalista Francesco La Licata, una delle penne storiche del giornalismo di mafia, con cui ha scritto il libro «Don Vito». Umbria24.it vi propone il video integrale dell’intervista.
Il caso Gas Rispondendo a una domanda sulla vicenda della vendita della società “Gas”, Ciancimino ha parlato di «dazioni» di denaro a esponenti politici. «Confermo – ha precisato – di non aver mai consegnato nulla direttamente nelle mani di Romano. Sara’ comunque la magistratura ad accertare la verità». Poi lo stesso Ciancimino ha precisato che «più che a Romano i soldi erano indirizzati a tutto il suo gruppo politico che aveva agevolato concessioni e altri tipi di favori. So che i soldi erano dovuti e non so altro».
Per mio figlio Il passaggio sul ministro è una delle tante rivelazioni che Ciancimino junior sta facendo da ormai diversi anni ai magistrati della procura di Palermo sui tanti segreti che dice di aver appreso su Cosa Nostra da suo padre. «Lo faccio per mio figlio – ha detto – perché non voglio che come me lui si vergogni di chiamarsi Ciancimino». Parole che gli hanno anche portato guai: Ciancimino è imputato per riciclaggio, concorso esterno in associazione mafiosa, calunnia e altri reati.
Impastato Parlando di figli di mafia, Ciacimino ha salutato Giovanni Impastato tra il pubblico ricordando il fratello. «Peppino Impastato è stato uno che ha avuto il coraggio di combattere il padre in vita. Io questo coraggio non l’ho mai avuto». Ed è per questo che le rivelazioni di Ciancimino sono iniziate quel 19 settembre del 2002 in cui morì il potente don Vito. Riferendosi alla sua vicenda, Massimo Ciancimino ha ricordato di quando aprì una tabaccheria ma il padre glie la fece chiudere. «Ho poi aperto una discoteca – ha aggiunto – e lui mi mandò qualcuno a chiedere il pizzo».
Non sono un pentito Sulle rivelazioni scaglionate a rate, il figlio dell’ex sindaco di Palermo ha detto di fare in questo modo «perché ogni mia parola deve essere supportata da documentazione che io trovo tra le carte di mio padre, che era un grafomane». Massimo Ciancimino ha sottolineato di non essere «né un collaboratore, né un pentito». «Un giudice mi ha chiamato a rispondere a delle domande – ha aggiunto – e l’ho fatto. Non ho benefici e non posso averne ma è opportuno andare avanti». A partire da martedì 19 aprile, data del suo 129° interrogatorio in procura.

