Una protesta bipartisan e in tutta la regione, quella che si sta sollevando contro il piano di Poste italiane, che prevede la chiusura – totale o parziale – di 33 uffici postali in Umbria a partire dal 13 aprile prossimo.
Colpo per i pensionati «La chiusura annunciata da Poste Italiane di sportelli, concentrati soprattutto nelle periferie e nei piccoli centri, insieme al ridimensionamento dell’orario per altri 18 uffici, rappresenta un duro colpo per le pensionate e i pensionati dell’Umbria». Lo denunciano i sindacati di categoria, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil regionali, preoccupati da una parte per gli evidenti riflessi occupazionali che questa operazione comporterà e dall’altra per l’impoverimento dei servizi offerti da Poste, punto di riferimento per migliaia di cittadine e cittadini anziani dell’Umbria. “Questa scelta – affermano i sindacati umbri dei pensionati – non solo comporterà l’impossibilità per migliaia di persone di riscuotere presso l’ufficio postale della propria zona l’assegno pensionistico, atto che rappresenta tra l’altro per molti anche un momento significativo di socialità e incontro, ma creerà ulteriori disagi ai tanti che negli ultimi anni sono stati costretti ad aprire libretti postali o conti correnti presso le poste, per effetto della scelta del governo Monti sulla riscossione delle pensioni sopra i mille euro. Poste Italiane hanno tratto enormi benefici da questo rapporto fiduciario creato con i pensionati – continuano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil – e ora chiudendo decine di sportelli costringono i loro clienti ad enormi disagi e difficoltà».
Risposta immediata È evidente, insistono i sindacati «che questa scelta di Poste costituirà un’ulteriore spinta allo spopolamento di zone già marginali e penalizzate. Per questo è fondamentale che i Comuni, soprattutto quelli direttamente coinvolti, insieme all’Anci e alla Regione, diano vita ad una reazione immediata rispetto alla scelta di Poste Italiane. Anche i parlamentari umbri – concludono Spi, Fnp e Uilp – devono svolgere un ruolo deciso, chiamando all’azione il governo nazionale, a difesa dei servizi ai cittadini. Come sindacato siamo pronti alla mobilitazione per scongiurare l’impoverimento dei nostri territori».
Perugia: proteste Pd e Fd’I A livello politico, a Perugia sono i consiglieri comunali di Pd e Fratelli d’Italia a muoversi. I democratici Tommaso Bori, Sarah Bistocchi, Leonardo Miccioni e Erika Borghesi richiedono formale audizione, in una commissione del responsabile Poste italiane per Perugia «al fine di avere notizie certe sulla chiusura di tre importanti uffici postali (Ripa, Sant’Egidio e piazza Partigiani)» e che «detta audizione possa avvenire nel più breve tempo possibile al fine di mettere in campo tutte le iniziative per scongiurare le chiusure di questi uffici che, soprattutto nelle zone periferiche, rappresentano un importante servizio per la popolazione». Per Bori e Bistocchi «la chiusura degli uffici postali di Ripa, Sant’Egidio e piazza Partigiani rappresentano un doppio danno per la città di #Perugia ed i suoi cittadini: il primo è l’interruzione di quello che è un servizio pubblico a tutti gli effetti con evidenti disagi, soprattutto nelle frazioni. Il secondo, come sottolineato dagli stessi lavoratori e sindacati, è la perdita immotivata di posti di lavoro». Il consigliere di Fd’I Stefano Mignini in un un ordine del giorno scrive che «se si dovesse arrivare alla chiusura di questi sportelli si creerebbero consistenti disagi per i cittadini. Chiediamo quindi al sindaco e alla giunta di attivarsi presso la direzione di Poste Italiane e con tutti i referenti competenti al fine di addivenire ad una soluzione che impedisca la chiusura degli sportelli postali nelle frazioni e nel centro storico, garantendo il permanere della rete di servizi sociali ed economici che la cittadinanza merita».
Terni: Di Girolamo pronto a battagliare «Apprendo – scrive il sindaco Leopoldo Di Girolamo in una nota – di alcune misure che l’Ente Poste si appresterebbe ad attuare con il nuovo piano di riorganizzazione, misure che inciderebbero pesantemente su alcuni presidi strategici per lo sviluppo economico della nostra città. Se confermati da atti formali – si legge ancora nelle righe del sindaco – gli uffici risulterebbero essere quello di Collestatte, per il quale sarebbe prevista la chiusura e Piediluco, per cui è prevista una razionalizzazione riguardo i giorni di apertura al pubblico. In attesa di una comunicazione ufficiale, da parte dell’Ente Poste, così come previsto dalla normativa vigente – scrive il primo cittadino – ritengo doveroso precisare che, pur comprendendo la necessità di ottimizzare costi e qualità della gestione del servizio, ritengo altresì indispensabile un approfondimento riguardo i parametri utilizzati per l’individuazione dei citati sportelli, ciò anche alla luce dell’alto valore sociale che gli stessi rivestono per le comunità interessate. Già nel 2012 – ricorda il senatore – ci battemmo per scongiurare una chiusura che ritenemmo inopportuna, i risultati aziendali che il lavoro degli addetti agli sportelli e le comunità interessate avevano garantito permisero di rivedere una misura che già allora minava l’azione di presidio territoriale e di coesione sociale che gli sportelli avevano prodotto nel tempo. Già dalle prossime ore mi attiverò anche in sede Anci per riaprire con l’Ente Poste un confronto nel tentativo di costruire un progetto condiviso che punti a migliorare il servizio senza andare a penalizzare le realtà a forte vocazione turistica, nei riguardi delle quali questa amministrazione comunale sta investendo ingenti risorse su progetti di rilancio e sviluppo territoriale».
Terni: sindaco si attivi Nella città dell’acciaio è il consigliere comunale Jonathan Monti (Pd) a chiedere chiarimenti sulla chiusura annunciata dell’ufficio postale di Collestatte. «Tale scelta – scrive Monti – non ha giustificazione, anche perché ricordo che nell’ultimo recente piano di chiusura degli uffici postali del 2012, Collestatte non era stato inserito nell’elenco degli uffici postali diseconomici, sia per la sua alta e redditiva attività giornaliera e settimanale, nonché per la numerosità dei correntisti. In queste ore – prosegue la nota di Monti – si sta lavorando insieme al sindaco di Terni, il quale si è già attivato da questa mattina sulla vicenda, affinché nei prossimi giorni ci si impegni, a tutti i livelli istituzionali, non solo per provare ad impedire la chiusura dell’ufficio postale a partire dal prossimo 13 aprile, ma anche per porre in essere eventuali diverse soluzioni da concordare con Poste italiane, che possano consentire da un lato di mantenere aperto un servizio utile per tutti i cittadini dell’ex sesta Circoscrizione Valnerina, ovvero per Collestatte Paese, Collestatte Piano e Torre Orsina, dall’altro di aumentare ancora i livelli di utenza dell’ufficio postale di Collestatte, coniugando l’esigenza territoriale con quella dei numerosi turisti della Cascata delle Marmore, che a tutt’oggi non hanno a disposizione sportelli postamat/bancomat nei pressi del belvedere inferiore del maggior sito turistico dell’Umbria».
Trappolino: «Forti preoccupazione» Per il segretario provinciale di Terni del Pd Emanuele Trappolino «il piano non può non destare forti preoccupazioni: il ruolo di servizio essenziale per tanti cittadini, di presidio territoriale e di prossimità (soprattutto per le fasce deboli della popolazione) e di supporto alle piccole attività produttive, commerciali e turistiche rischia di venire meno e creare ulteriori problemi alle nostre comunità. Oltre naturalmente ai timori per i lavoratori coinvolti nel ‘piano di razionalizzazione’. L’azienda, che sembra non disposta a confrontarsi sulle proprie scelte, dovrebbe ricordare piuttosto gli effetti negativi del processo di razionalizzazione del servizio già in atto da svariati anni da parte della società in un contesto peraltro di un mercato postale che sconta un quadro normativo ingessato, dove la posizione ‘privilegiata’ di Poste Italiane (fornitrice del servizio universale degli atti giudiziari e, più in generale, beneficiaria della definizione giuridica stessa di servizio universale) risulta evidente. Quali gli sforzi sul territorio da parte di Poste Italiane per rilanciare il recapito postale cogliendo le opportunità dell’e-commerce? Quali le azioni strategiche per assumere un ruolo nella logistica? Quali interventi per servizi realmente più efficienti, maggiore libertà di scelta per i consumatori e risparmi da parte dello Stato? Quando si opera sul territorio e si ragiona di servizi universali la visione economicista non basta, bisogna avere coraggio e capacità di costruire soluzioni in grado di offrire efficienza, qualità e benessere diffusi».
Foligno: Comune si opporrà Rispetto al progetto di razionalizzazione degli uffici postali in Umbria, con la ventilata chiusura di alcuni uffici postali nel territorio regionale, tra cui alcuni nella zona di Foligno, l’assessore Giovanni Patriarchi ha sottolineato che «ci opporremo in ogni modo alla chiusura degli uffici postali che costituiscono un punto di riferimento essenziale per la nostra popolazione».
