Non saranno più 66 gli uffici postali che chiuderanno in Umbria, come previsto dal piano originario 2012 di Poste italiane, ma soltanto 17, con 27 rimodulazioni di orario. A comunicarlo è il deputato umbro Gianpiero Bocci che, attraverso una interrogazione parlamentare, ha sottoposto al ministro Passera la preoccupazione dei cittadini umbri rispetto alle annunciate chiusure.
«Rispetto al devastante piano di riorganizzazione originario – afferma Bocci – l’azione sinergica del Parlamento e delle amministrazioni locali ha prodotto il risultato di una sensibile diminuzione dell’impatto degli interventi di chiusura degli uffici indicati in un primo tempo da Poste Italiane. Ho comunque chiesto che vi sia un ripensamento anche rispetto alle 17 chiusure attualmente previste e che, almeno per una parte di esse, si consideri la possibilità di prevedere invece una rimodulazione dell’orario di apertura al pubblico».
«L’Umbria– prosegue il deputato umbro – è notoriamente una regione caratterizzata dalla presenza di un gran numero di piccoli comuni, frazioni, realtà di montagna che vivono già condizioni di disagio e sono a rischio di spopolamento. Molti di questi sono borghi storici che, con grande impegno delle amministrazioni locali, cercano di mantenere viva la loro tradizione culturale e artistica e di sviluppare un’offerta turistica che possa rappresentare un volano per lo sviluppo di questo prezioso territorio. In questo contesto – conclude il parlamentare Pd – gli uffici postali rappresentano un servizio essenziale per le comunità, in particolare per le persone più anziane e con più difficoltà di spostamento, ed è quindi doveroso che Poste Italiane tenga conto, nelle sue decisioni, della specificità del territorio e dei suoi insediamenti».
