Sullo sfondo il palazzo vescovile di Perugia

di Ivano Porfiri

A Perugia l’emendamento Monti sull’Ici alla Chiesa non produrrà neppure un euro di ulteriore gettito. O, meglio, non lo produrrà per i beni di proprietà della diocesi di Perugia e Città della Pieve. Lo assicura a Umbria24 Vincenzo Cappannini, direttore dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, l’ente che ne amministra i beni.

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Fino all’ultimo centesimo Alberghi, scuole o cliniche che oggi nella diocesi di Perugia non pagano l’Ici e che pagheranno l’Imu non ce ne sono. E neppure strutture religiose che hanno un angolo «commerciale», finora escluse dal versamento dell’imposta comunale sugli immobili. Se ad affermarlo è colui che di mestiere amministra il patrimonio diocesano c’è da credergli. Anche se va sottolineato che le congregazioni fanno discorso a sé e non hanno niente a che spartire con la diocesi. «Noi l’Ici e le altre tasse le paghiamo fino all’ultimo centesimo perciò i provvedimenti del governo non ci riguardano», dice Cappannini.

Si fa confusione Il direttore dell’istituto sottolinea come «anche le inchieste che si leggono spesso sono frutto di ignoranza nel senso etimologico del termine: si confondono cioè, ad esempio, i beni della Santa Sede, extraterritoriali, con quelli in Italia. Certo che la gente comune identifica tutto con il termine Chiesa, ma chi conduce inchieste dovrebbe essere ben documentato per non creare confusione nell’opinione pubblica».

Il gettito annuo Come documentato in un precedente servizio da Umbria24, la diocesi di Perugia paga ai 17 comuni di riferimento circa 315 mila euro l’anno (riferiti al 2011). Di questi, il maggior contribuenti è proprio l’Istituto per il sostentamento del clero con 112.872 euro. «Non possiamo evadere – dice Cappannini – perché la gran parte dei beni che gestiamo è in affitto con regolari contratti». Tra questi il prestigioso palazzo dell’ex sede Inps di via Fiume, acquistato dall’Istituto in asta pubblica, oggi sede di numerosi studi legali.

L’aggravio verrà dall’Imu Se non è l’emendamento Monti a preoccupare Cappannini, lo fa invece il nuovo sistema fiscale. «Non mi pronuncio in maniera definitiva su provvedimenti che ancora non sono stati approvati definitivamente – dice – però se le ultime stime si riveleranno corrette viene fuori come la revisione delle renditi catastali e la percentuale di Imu che verrà applicata si tradurranno per noi in un aggravio di 40-50 mila euro l’anno».

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