di M. R.

Sempre caldo il dibattito che scaturisce dal binomio industria-ambiente, sempre Ast l’osservata speciale. Alla richiesta di videosorvegliare costantemente i camini dell’acciaieria perché nessuna emissione anomala possa sfuggire al controllo dell’Arpa per la tutela della salute pubblica, l’azienda risponde ‘storcendo il naso’, sottolineando che un sistema di ripresa video non aggiunge nulla a quanto riesce già a fare l’occhio umano: «Siamo alla ricerca di sistemi più sofisticati». A parlare sono gli ingegneri Massimo Calderini e Fernando Camponi, rispettivamente direttore di stabilimento dell’Ast e il responsabile aziendale di ecologia, ambiente e sicurezza, che annunciano studio triennale sull’impatto dell’acciaieria in termini di metalli pesanti dispersi nell’aria.

No videosorveglianza Ast boccia in qualche modo l’idea della seconda commissione: «Il 79% delle emissioni convogliate è costantemente monitorato dall’azienda – ha spiegato Calderini – e i valori medi registrati si sono sempre attestati sotto i limiti». La spiegazione non convince proprio tutti. Di contro l’azienda, di fronte anche all’assessore all’Ambiente Benedetta Salvati, ha ribadito di voler investire 72 milioni nel prossimo triennio per ridurre l’impatto ambientale del sito siderurgico ma anche annunciato uno studio in collaborazione con due atenei, Unipg e l’Università di Firenze, nonché la partecipazione di Casimiro Pio dell’università di Aveiro in Portogallo.

Studio con atenei «Se da un lato – afferma Camponi – è ormai assodato che le polveri grossolane che ricadono su Prisciano sono per effetto delle produzioni Ast, dall’altro è altrettanto noto che i livelli di polveri sottili in quella zona sono inferiori rispetto ad esempio a Maratta, Borgo Rivo o Le Grazie. Con lo studio che ci apprestiamo ad avviare – spiega a Umbria 24 – scopriremo in che modo lo stabilimento contribuisce in termini di emissioni di nichel e cromo nell’aria. Per fare ciò – aggiunge – partiremo dall’installazione di centraline meteo in città». Si tratta chiaramente solo di una parte del progetto, propedeutica alle azioni più significative. Studiare i fenomeni meteorologici infatti aiuterebbe a capire la dispersione degli inquinanti, evidentemente condizionata dai venti, dalle piogge e dai livelli di umidità. Lo studio terminerà tra il 2021 e il 2022 e permetterà all’azienda di indirizzare gli investimenti da compire. «Nel frattempo – garantisce Camponi – agiamo con altri mezzi per abbattere le emissioni, sfruttando le informazioni e gli strumenti in nostro possesso, nonché ovviamente rispettando le vigenti norme di legge».

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