di Chiara Fabrizi
Da dieci anni in Umbria il numero dei medici in organico al sistema sanitario nazionale non cresce né diminuisce, se non impercettibilmente. È una fotografia molto statica quella scattata da Agenas ai camici bianchi al lavoro nella regione, mentre qualche nota dinamica si rileva dal “censimento” degli infermieri e degli operatori socio sanitari (oss). La panoramica emerge dall’ultimo rapporto dedicato alla distribuzione del personale sanitario nelle regioni italiane, che risulta aggiornato al 2023, ma permette di tracciare il trend delle assunzioni a partire dal 2013. In questo quadro, va segnalato che i dati quantitativi del decennio di riferimento non fanno rilevare un’emorragia di camici bianchi né tantomeno di infermieri o oss, che come detto sono invece aumentati. Le uniche flessioni che vengono segnalate, infatti, riguardano i medici di base e i pediatri di libera scelta.
Nel merito i medici del sistema sanitario nazionale in servizio in Umbria nel 2013 erano 1.945, saliti a 1.975 nel 2019 e riscesi a 1.965 nel 2023. Il numero dei dottori è, dunque, rimasto stabile nell’arco del decennio in esame, che si è chiuso con una variazione impercettibile dei medici in servizio in Umbria, ovvero +0,87 per cento. Il risultato è peraltro in linea con la media italiana, che ha registrato una crescita dei camici bianchi dello 0,84 per cento. Naturalmente nella carrellata di dati regionali forniti da Agenas, c’è chi si è distinto: al top c’è il Lazio dove tra il 2013 e il 2023 si è riusciti a incrementare del 10,2 per cento il numero dei medici in servizio, mentre l’emorragia vera si è consumata, stando ai dati, tra Molise e Basilicata, che hanno chiuso il decennio rispettivamente con -16,6 per cento e -15,8 per cento.
La fotografia umbra è meno statica per gli infermieri dipendenti del sistema sanitario nazionale: secondo Agenas nel 2013 qui ne lavoravano 4.714 che sono scesi a 4.683 nel 2019 per poi schizzare a 5.109 nel 2023. Nei dieci anni, dunque, il censimento umbro degli infermieri è di segno positivo, con un crescita dell’8,4 per cento, di gran lunga più rapida di quella media nazionale, ferma al +2,25 per cento. Anche per gli infermieri, comunque, c’è chi ha corso più velocemente all’assunzione, ovvero l’Emilia Romagna, che tra il 2013 e il 2023 è riuscita a farli crescere del 12,7, mentre la fuga più intensa l’ha patita la Valle D’Aosta, che nel decennio ha assistito a una flessione del 13,4 per cento.
Il potenziamento maggiore, almeno per l’Umbria e in termini proporzionali, si è registrato tra le fila degli oss in organico al sistema sanitario nazionale: loro nel 2013 erano 802, saliti a 959 nel 2019 e arrivati a 1.081 nel 2023. In questo senso, Agenas per l’Umbria segnala una crescita del 34,8 per cento, che è però molto inferiore a quella media nazionale, dove le assunzioni degli oss sono lievitate sempre nel decennio del 61,2 per cento, con la Calabria al vertice con un incremento del 400 per cento, anche se nel 2013 gli oss in servizio in Calabria erano appena 48. Infine, alla corsa all’assunzione di oss hanno partecipato a varie velocità tutte le regioni, tanto che nessuna chiude il bilancio 2013-2023 con una variazione negativa.
Infine, il fronte dei medici di base e dei pediatri di libera scelta, l’unico in cui l’Umbria registra una leggera flessione, pur restando ben lontana da quei territori che già stanno facendo i conti con una forte carenza di professionisti. In particolare, i medici di base in Umbria nel 2019 erano 728, mentre nel 2023 erano scesi a 635: ciò significa che se prima del Covid c’era quasi 0,98 medici ogni mille residenti, ora il rapporto si è ridotto a 0,87. I pediatri, invece, nel 2019 erano 115, poi scesi nel 2023 a 103, con un rapporto che è passato da 0,89 a 0,85.
