di Barbara Maccari

Faccia a faccia tra Comitato Prato Mattonata e Comune di Città di Castello, nel pomeriggio di sabato, nel corso della seconda assemblea pubblica indetta su richiesta del gruppo di cittadini che stanno raccogliendo centinaia di firme per dire no alla cementificazione dell’area ex Fat. Al termine della seduta il sindaco ha concesso un’apertura, impegnandosi a portare le soluzioni proposte in commissione comunale per poterne verificare la fattibilità. Le posizioni restano comunque distanti tra le due parti.

Incontro pubblico Un corteo simbolico composto dai vertici del comitato e dai cittadini che portano avanti la battaglia, è partito nel pomeriggio di sabato da via Pomerio San Florido (ex Ospedale) alle 17. Una marcia pacifica e tranquilla che è approdata alle 17,30 nella sala consiliare per l’incontro col sindaco Luciano Bacchetta a cui sono state consegnate le firme della petizione (oltre 1.500, une media di 100 al giorno) con la quale il comitato suggerisce soluzioni alternative alla realizzazione dei 28 appartamenti, progettualità pubblico privata che ha già avuto il benestare a tutti i livelli.

FOTOGALLERY: IL CORTEO E L’INCONTRO

La convenzione Le polemiche sono iniziate al momento della firma della convenzione tra l’amministrazione comunale e Fat-Fintab, che prevede venti mesi di tempo per eseguire i lavori relativi alla riqualificazione dell’intera area ex Fat, unico tassello rimasto in sospeso nel programma di interventi previsto dal Contratto di quartiere 2. Nello specifico la convenzione riguarda la realizzazione da parte di Fat- Fintab di un edificio per 28 alloggi, da cento a settanta metri quadri, da destinare a locazione temporanea a canone concordato, mentre a piano terra circa mille metri quadrati ad uso commerciale. L’immobile dovrebbe essere elevato con altezze compatibili agli immobili circostanti (10,70 altezza massima). Nella parte iniziale dell’area ex Fat si dovrebbe collocare la piazza dell’Archeologia, con sottostanti i parcheggi ai quali si potrà accedere da viale Franchetti (Frontoni).

Stop cementificazione «No a quel mostro di cemento». Questo è il messaggio che il comitato Prato Mattonata ha lanciato fin da subito, prima muovendosi con una battaglia sui social network, poi organizzando assemblee pubbliche e raccolta di firme che sono state consegnate al sindaco Bacchetta in un’assemblea pubblica dai toni accesi. Chi critica il progetto contesta l’esigenza di andare ad incrementare il numero di alloggi nel centro storico quando in realtà ci sono già tantissime abitazioni completamente sfitte.

Soluzioni alternative In particolare i promotori dell’iniziativa richiedono che l’area sia destinata a uso pubblico, che si valuti la possibilità di coinvolgere altri privati proprietari di appartamenti non utilizzati nel perimetro del Contratto di Quartiere, che la proprietà sia compensata, in cambio della cessione dell’area al Comune, con diritti edificatori da far valere in altri luoghi da individuare e si predisponga un concorso di idee e progetti per la riqualificazione complessiva di quel comparto urbano, includendo anche l’ex ospedale cittadino. L’altra proposta che il comitato ha fatto al sindaco Bacchetta, attraverso le parole di Enzo Rossi, è stata quella della perequazione: «I proprietari dell’area, Fat-Fintab, potrebbero essere compensati ricorrendo alla perequazione, concedendo cioè loro edificabilità in un’altra area da individuare».

Ridotta la cubatura Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Bacchetta:«Il confronto civile è sempre un bene, specie se riguarda poi il centro storico, dove sono nato e cresciuto. Il contratto di quartiere è una materia molto complicata. Da parte nostra credo che l’aver dimezzato, rispetto al progetto iniziale, la cubatura dell’area sia stato un grande passo avanti. La cubatura però non può sparire, rimane per legge, e spostare l’edificabilità in un’altra area penalizzerebbe fuori modo il proprietario. A coloro che si appellano alla delibera del 27 giugno 2014 della Corte dei Conti, in merito alla rimodulazione degli interventi programmati, dico che riguarda i contratti di quartiere che non decollano e non è questo il caso visto che al progetto su questa area è stato dato parere favorevole sia dal Ministero che dalla Sovrintendenza dei beni culturali».

L’apertura Bacchetta si è detto però disponibile, dopo aver ascoltato tutte le proposte del Comitato, a portarle in commissione comunale per valutarle attentamente e per cercare di capire se ci possono essere margini di fattibilità. Un nuovo summit sarà presto fissato per un ulteriore confronto. Le posizioni restano comunque distanti tra le due parti e la distanza da colmare è grande.

Stop cemento Numerosi gli interventi che si sono susseguiti, con toni molto accesi. «Il danno oramai è stato fatto – ha detto Federico Menghi – il Comune deve fermare quest’opera mostruosa e deve chiedere un confronto con i proprietari (che sono stati invitati all’incomtro assieme alla Sovrintendenza ma non hanno partecipato Ndr) non si può andare avanti così». «Avere idee di futuro è tutto – ha continuato Marco Bani – vorrei che voi, amministrazione comunale, aveste un visione di futuro. Molti di noi pensano che non esista futuro se non diciamo basta a questa cementificazione selvaggia, se non si inizia a tutelar l’ambiente e il verde. Il pubblico torni a fare il pubblico e non lasci tutto nelle mani del privato».

Colpe divise «La colpa non è solo di questa amministrazione che si è trovata molto del danno già fatto – ha ripreso Fazio Perla – le colpe vanno spartite con la vecchia giunta comunale. In quella zona non si può costruire, c’è un sito archeologico. Sono state più veloci le ruspe che i sovraintendenti e gli archeologi». Criticato aspramente il consigliere di FI Cesare Sassolini che ha provato a spiegare il suo voto favorevole in consiglio comunale al progetto: «L’aver ridotto sostanzialmente la cubatura è una battaglia che abbiamo portato avanti da solo, e penso che il compromesso raggiunto sia accettabile e credo che vada usato il buon senso».