di Mar. Ros.

Un primo confronto diretto con i rappresentanti dei due Comitati protagonisti della vicenda mense e riorganizzazione servizi educativi quello di giovedì pomeriggio, a breve la convocazione di un tavolo al quale siederanno anche Ausl, funzionari tecnici comunali e sindacati per una soluzione definitiva. Non sono mancate proposte, tra le ipotesi: aumento retta scolastica o efficientamento del servizio attuale (come suggerito dall’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi), riattivazione di cucine dismesse attraverso un processo di mobilità interna al Comune (come suggerito da Marco Cecconi di Fd’I-An).

Comune di Terni «Stiamo lavorando per ridefinire o eventualmente confermare le regole attuali per la gara d’appalto, visto che l’odierna gestione del servizio scade il prossimo dicembre. Nel Documento unico di programmazione (Dup) elaborato dalla giunta e che sarà sottoposto al vaglio del consiglio ,c’è anche poi la riorganizzazione della rete scolastica e quindi dei servizi educativi in generale». Apre così la seduta della seconda commissione consiliare, l’assessore Piacenti D’Ubaldi di fronte ai genitori.

Caso mense scolastiche a Terni Obiettivo unico e condiviso da Comitato servizi educativi e Comitato commissari mense è stato detto e anche scritto in un documento consegnato al presidente della commissione è: «cucine in loco, no alla riprogettazione del servizio basato solo sull’economicità, si tenga conto del fatto che ad usufruire del servizio sono i bambini, garantire pasti di qualità, assenza di ogm, cibo italiano e salvaguardia dei livelli occupazionali del personale impiegato, della carriera lavorativa dei dipendenti e dei loro diritti». Accolta dalla giunta la proposta di Francesco Filipponi di attivare una specifica ‘arena’ partecipativa sulla piattaforma ‘Prendo parte’.

Vittorio Piacenti D’Ubaldi Rispetto alle prese di posizione di genitori, rappresentanti dei comitati e singoli cittadini, l’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi è rimasto probabilmente colpito da una dichiarazione in particolare: «Vogliamo cucine nelle scuole e pasti preparati in loco, non possiamo trattare». La sua risposta infatti è cominciata così: «Non siamo in trattativa, discutiamo, se c’è bisogno litighiamo, ascoltiamo le proposte, ci confrontiamo in percorso partecipativo ampio ma poi decide l’amministrazione comunale, il cui obiettivo è garantire un servizio buono, se possibile migliorarlo, ma mantenendo i parametri finanziari dell’ente».

I costi Quanto costa il pasto preparato in loco e quanto quello trasportato lo rivela lo stesso Piacenti D’Ubaldi: 4 euro e 80 centesimi per l’uno e l’altro ma poi precisa: «Quando a cucinare nelle scuole sono i dipendenti dell’ente Comune il costo schizza a 11 e anche 12 euro e il contributo del cittadino è del 37% circa». L’organizzazione e il numero dei pasti farebbero la differenza: «Le scuole d’infanzia comunale sono in tutto sei – afferma – di cui quattro con gestione mensa diretta in loco (cucina a scuola, ci lavorano dipendenti comunali) e due indiretta con pasto trasportato (cucinato all’esterno), quelle statali sono dieci dirette in loco, quattro indiretta trasportato, tutte le altre indirette in loco (le cucine sono nel plesso scolastico ma i dipendenti sono del fornitore)».

Le possibili soluzioni Fatto il quadro in premessa, l’assessore chiarisce: «È nell’interesse dell’amministrazione razionalizzare il servizio, o con adeguamento della contribuzione quindi aumentando le rette scolastiche (e da questo punto di vista non sembrano tirarsi indietro i genitori ndr) o attraverso una diminuzione dei costi che può semplicemente voler dire efficientamento dell’organizzazione attuale, abbiamo come giunta la responsabilità di portare sul tavolo del consiglio una proposta del Dup che metta d’accordo più soggetti possibile».

Le opposizioni attaccano «La giunta pensi all’utenza – ha detto Marco Cecconi di Fd’I-An -, quindi massima sensibilità perché parliamo di bambini, l’amministrazione consideri inoltre la possibilità di impiegare personale proprio, per riattivare cucine in uno scenario di mobilità interna visti i suoi 845 dipendenti». Francesco Ferranti di Fi: «Si taglino fondi a chi gestisce la cultura, che non funziona». Per fare la quadra, appuntamento rinviato al tavolo di concertazione definitivo, sarà la giunta a stabilire la data.

Twitter @martarosati28

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