In Umbria ci sono 1.278 appartamenti di edilizia pubblica di cui devono ancora essere verificate le condizioni. A riferirlo è stato giovedì il presidente di Ater, Federico Santi, nel corso di un’audizione davanti alla Terza commissione dell’Assemblea legislativa regionale, convocata per discutere le modifiche alla legge 23 del 2003 sull’edilizia residenziale e sociale.

Ater Santi ha fornito una panoramica aggiornata sul patrimonio immobiliare Ater: in tutta la regione si contano 9.677 alloggi sociali, il 75 per cento di proprietà dell’Azienda territoriale e il restante 25 per cento dei Comuni. Di questi, 8mila sono attualmente occupati, mentre 243 sono liberi e potenzialmente assegnabili. Ci sono poi 1.391 appartamenti non locabili: 79 sono in fase di ripristino, 38 sono già in carico al servizio tecnico, e per 1.278 – appunto – è ancora necessaria una verifica tecnica per valutarne lo stato.

CASE POPOLARI, LE MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE

Tempi più stretti Il presidente ha spiegato che in media servono 30mila euro per rendere abitabile ciascun alloggio. Spesso, tra bando e assegnazione passano anni, e questo porta al degrado degli immobili, che risultano poi inagibili al momento della consegna. Secondo Santi, sarebbe quindi necessario intervenire sulle procedure per ridurre i tempi e semplificare i passaggi previsti dalla legge. Intanto, anche sugli alloggi vuoti Ater è costretta a pagare Imu e spese condominiali, un peso che sottrae risorse importanti ad altri servizi. A tutto questo si aggiunge il problema della morosità, che ha raggiunto i 12 milioni di euro.

I sindacati Dal fronte sindacale, il Sunia ha espresso apprezzamento per le modifiche proposte dalla giunta regionale, auspicando però ulteriori miglioramenti: tra questi, la possibilità per chi è già assegnatario di presentare una nuova domanda, una revisione dei punteggi per chi vive disagi specifici, e una diversa composizione delle commissioni di assegnazione. Il sindacato ha anche sottolineato l’urgenza di fondi nazionali e regionali per ristrutturare gli alloggi pubblici e renderli effettivamente disponibili.

Terni Il sindaco e presidente della Provincia di Terni, Stefano Bandecchi, ha chiesto che non vengano escluse dall’assegnazione le persone che hanno avuto condanne penali ma hanno già scontato la pena, definendo questa esclusione una forma di discriminazione. Ha inoltre criticato la pubblicazione di bandi per appartamenti inagibili e ha chiesto di accelerare i tempi di assegnazione per evitare che le case si deteriorino. L’assessore comunale di Terni, Giovanni Maggi, ha portato all’attenzione della Commissione i casi di chi ha già un alloggio pubblico ma ha esigenze abitative mutate, come problemi di mobilità, famiglie che crescono o che si riducono, e la necessità di spostarsi in appartamenti più adatti.

Deruta e Perugia Francesca Carnevalini, dal Comune di Deruta, ha segnalato il divario tra la forte domanda abitativa e la scarsità di alloggi disponibili, evidenziando le difficoltà per le persone con disabilità, spesso costrette a rinunciare a un alloggio a causa delle barriere architettoniche. Per Carnevalini, i bandi devono essere semplificati e i moduli resi più chiari e accessibili, anche con traduzioni in più lingue. L’assessora Costanza Spera, del Comune di Perugia, ha sostenuto le proposte di modifica ma ha messo in discussione alcune attuali condizioni di accesso, come l’obbligo di incensuratezza e il requisito dei cinque anni di residenza, ritenendoli in contrasto con i principi del welfare e dell’universalità dei servizi. Ha anche sollevato dubbi sulla reale possibilità dei Comuni di verificare il possesso di immobili all’estero. Infine, ha proposto di includere tra i beneficiari prioritari anche le donne che escono da case rifugio e centri antiviolenza.

Nuova fase Nel complesso i nuovi vertici di Ater puntano a dare vita a una nuova fase. Martedì 8, nel corso di una conferenza stampa, Santi insieme all’assessore Fabio Barcaioli presenteranno «la nuova fase strategica volta a promuovere politiche abitative inclusive e valorizzare il patrimonio edilizio pubblico».

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