Il monastero di Santa Rita

di C.F.
Twitter @chilodice

Fino a qualche anno fa erano destinate alle spose delle famiglie più povere, come opera di carità. Ma da quando la crisi ha iniziato a mordere l’atelier del monastero di Santa Rita da Cascia è diventato «trendy» e pure idoneo a nozze low cost. Almeno così racconta Gaia Pianigiani sul New York Times che, oggi, agli americani ha somministrato una delle storie della tradizione religiosa umbra.

La storia Già, perché tutto è cominciato con i primi abiti da sposa lasciati dalle fedeli di Santa Rita come ex voto, dopo giorni di preghiera e raccoglimento. Un’offerta legata anche alla vita della Santa, sposa maltrattata e vedova, che è proseguita negli anni fino a costringere le suore a riservare appositamente un locale, il deposito degli abiti di nozze per l’appunto.

Il mutamento In principio a chiedere aiuto alle suore erano esclusivamente le giovani più bisognose, impossibilitate ad acquistare scampoli pregiati per il grande giorno. E così gli abiti venivano concessi pur di regalare un matrimonio indimenticabile alle famiglie e alla sposa. Poi, però, è arrivata la crisi e il fornitissimo atelier del monastero di Santa Rita è diventato, a quanto pare, punto di riferimento per le donne determinate a sposarsi senza spendere somme esagerate.

Nyt: «È il segno dei tempi» Ad aiutare nella scelta c’è suor Maria Laura, figlia d’arte, considerata che a Lucca la sua famiglia ha una lunga tradizione di sartoria. Il New York Times scrive: «È il segno dei tempi di un Paese, l’Italia che nonostante continui a soffrire la crisi, mantiene immutate le aspettative, sia finanziarie che emotive, del giorno delle nozze». Sul punto emerge che: «Se le cerimonie tradizionali in chiesa risultano in declino, con il numero dei matrimoni che tra il 2005 e il 2012 sces del 16%, i prestiti per pagare le spese del giorno del ‘sì’ sono aumentati del 41% negli ultimi due anni»