Ad appena un anno dalla nomina del professor Carlo Fiorio, docente del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Perugia, il consiglio regionale deve tornare di nuovo a parlare della nomina del garante dei detenuti. «A seguito di una delle bizzarrie contenute nell’ultima legge approvata nel 2013 – scrivono infatti Andrea Maori e Michele Guaitini, rispettivamente tesoriere e segretario di Radicaliperugia.org – la validità della nomina è stata fatta coincidere con la scadenza naturale dell’Assemblea legislativa. La conseguenza è stata quindi che dopo un anno di mandato e 8 anni dall’approvazione della prima legge, (legge regionale 13/2006), la Regione dell’Umbria non ha più un garante in grado di monitorare la situazione delle quatto carceri presenti nella regione e fornire adeguati strumenti di coordinamento per il miglioramento della qualità della vita nelle carceri umbre».
Subito la selezione I Radicali chiedono alla presidente del consiglio regionale Donatella Porzi di avviare subito le procedure per la selezione delle candidature e di darne notizia attraverso il Bollettino ufficiale della Regione. «Tale procedura – che accelererebbe i tempi di approvazione e dà garanzia di trasparenza – è stata già attuata il 12 novembre 2012 dall’Ufficio di presidenza e – dicono Maori e Guaitini – costituisce un precedente importante a cui richiamarsi. Le persone detenute e tutto il mondo carcerario non possono attendere il silenzio delle istituzioni».
Organo indipendente «Quello del garante – ricordano – è un organismo che esiste in tantissimi paesi democratici e richiesto dalle Nazioni Unite. Infatti è un organo indipendente di controllo e di ispezione sui luoghi di detenzione così come previsto da protocolli attuativi del 2002 della Convenzione Onu contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti sottoscritto ma non ratificato dall’Italia. In Italia è stato da poco nominato un garante nazionale, ci sono 6 garanti regionali più una decina comunali e provinciali e rappresenta la novità più importante degli ultimi anni in materia penitenziaria. La presenza del garante, contribuendo alla tutela dei diritti, può essere veicolo di una cultura basata sulla legalità, condizione necessaria alla sicurezza, in quanto consente di limitare i danni sulla salute fisica, psicologica e sociale, che la violazione dei diritti e la detenzione stessa producono sulla persona detenuta. Danni che si manifesteranno poi con aumento della distruttività e della recidiva».
