Il carcere di Capanne (foto F.Troccoli)

Un protocollo d’intesa per promuovere le misure alternative al carcere, favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e migliorare le loro condizioni di vita, con particolare attenzione al recupero terapeutico dei tossicodipendenti. A firmarlo, martedì a Roma nella sede del ministero della Giustizia, il ministro Andrea Orlando, la presidente della Regione Catiuscia Marini, il Tribunale di sorveglianza di Perugia e l’Anci Umbria. Il protocollo prevede un impegno, da parte della Regione, a definire interventi di potenziamento dei programmi terapeutici accessibili in misura alternativa alla detenzione, in centri dipendenti dalle Asl o in comunità di recupero accreditate. Il documento avrà la durata di tre anni e il reinserimento riguarderà in special modo detenuti tossicodipendenti e alcool dipendenti, privi di risorse economiche e familiari. Per la realizzazione dei progetti per persone dipendenti da sostanze con programmi in misura alternativa e da realizzare in comunità terapeutica, la spesa è a carico della Regione, mentre per le iniziative di inserimento lavorativo è stato stabilito anche un cofinanziamento, da parte della Cassa delle ammende.

L’accordo In accordo con gli enti locali i detenuti con problemi di droga (fino a un massimo di 40) condannati a misure alternative potranno essere affidati in prova ai servizi sociali, svolti presso i servizi per le dipendenze delle aziende sanitarie e presso le strutture accreditate del privato sociale. Il Ministero si impegna a conteggiare come comunque presenti sul territorio regionale, anche se con residenzialità alternativa, il numero dei tossicodipendenti inseriti nel progetto regionale e a promuovere la piena attuazione del principio della territorializzazione della pena. Le istituzioni locali saranno coinvolte attraverso il sostegno a tutte quelle iniziative finalizzate all’accoglienza del detenuto nel territorio di residenza attraverso percorsi di inserimento abitativo e orientamento al lavoro, inclusa l’acquisizione o l’adeguamento di competenze spendibili sul mercato del lavoro, in particolare per le persone prive di risorse.

Il primo di una serie Regione Anci Umbria promuoveranno nei Comuni la sottoscrizione di appositi accordi che vedranno la compartecipazione del Ministero, mentre la magistratura di sorveglianza si impegna a verificare le posizioni dei detenuti che le singole direzioni penitenziarie invieranno in attuazione dell’accordo. Quello siglato con l’Umbria è il primo di una serie di protocolli: «Nei prossimi giorni – ha detto Orlando – ne sigleremo altri analoghi con il Lazio e la Liguria, e a seguire con altre due regioni». «Attraverso le risorse ordinarie del fondo sanitario – ha detto Marini – abbiamo già reperito 40 posti nelle comunità di recupero, da destinare ai detenuti per favorire il reinserimento sociale e l’assistenza sanitaria che non sempre è possibile garantire in carcere. Con i finanziamenti del Fondo sociale europeo sosterremo progetti di lavoro all’interno o fuori dagli istituti penitenziari per promuovere esperienze di reinserimento dopo la pena».

Sovraffollamento Il tema delle misure alternative al carcere è fondamentale per affrontare «l’emergenza sovraffollamento e le difficoltà dovute – ha detto il ministro – a una procedura aperta presso la Corte di Strasburgo (il 28 maggio è la scadenza imposta dalla Cedu all’Italia per adeguare il sistema detentivo, ndr) che richiede una mobilitazione straordinaria», secondo Orlando, per il quale «il sistema non ha sviluppato un insieme di pene alternative e quindi va spesso in affanno». Infatti «siamo tra i paesi in Europa che presentano il sistema di misure alternative più debole», ha aggiunto, ricordando che «in Italia sono poco più di 31 mila le persone ammesse a tali forme di detenzione». Pertanto, «serve collaborazione a livello amministrativo», ha concluso il guardasigilli, perché «il salto di qualità si regge anche sulla capacita’ delle regioni di accompagnare sul fronte sociosanitario questo percorso».

La banca dati Orlando ha poi spiegato che entro fine mese sarà pronta una banca dati, realizzata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che conterrà anche un quadro delle misure alternative al carcere in Italia. «La banca dati dovrebbe essere pronta entro fine mese, perché sono numeri che vorrei portare all’attenzione della Corte di Strasburgo», in vista della scadenza imposta per adeguare il sistema penitenziario italiano. Proprio prendendo ad esempio i detenuti tossicodipendenti (quelli con problemi di droga sono circa 20 mila), Orlando ha spiegato che «non abbiamo un quadro chiaro di quanti siano esattamente quelli ammessi ai programmi di recupero: anche per questo ho chiesto al Dap di preparare una banca dati che dia conto non solo degli elementi amministrativi e logistici, ma anche di quelli qualitativi sullo stato dell’applicazione delle pene alternative al carcere».

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