di Daniele Bovi

Si chiama Liberato Gerardo Guerriero il nuovo provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per Umbria e Marche. A renderlo noto è il garante regionale per i detenuti, l’avvocato Giuseppe Caforio. 

Chi è Guerriero, originario di Avellino, è un dirigente di lunga esperienza nel sistema penitenziario italiano. Ha iniziato la sua carriera negli anni Novanta come vice direttore della casa circondariale di Benevento, incarico che ha ricoperto dal 1991 al 1997. Successivamente è stato direttore prima della stessa struttura, poi della casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi e, dal 2007, del centro penitenziario di Napoli Secondigliano, uno degli istituti più complessi del Paese, dove è rimasto per dieci anni.

La carriera Nel 2017 ha assunto la guida del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Due anni dopo è stato nominato provveditore in Calabria, incarico svolto fino al 2022. In seguito ha diretto anche il Provveditorato ligure, prima del nuovo incarico per le regioni Umbria e Marche. Caforio ha espresso soddisfazione per la nomina, sottolineando «l’auspicio che inizi una nuova fase per le carceri umbre».

Una lunga vicenda Nell’attesa di questa nuova fase, l’arrivo di Guerriero segna di sicuro la chiusura di una lunga vicenda legata al provveditorato umbro. Nel 2017 per motivi di razionalizzazione Umbria e Marche furono accorpate alla Toscana: una scelta duramente criticata da istituzioni e mondo penitenziario negli anni seguenti. Dal 2023 la Regione ha poi intensificato la pressione sul Ministero affinché il Provveditorato tornasse in Umbria; per qualche giorno si era parlato anche di un accorpamento con l’Abruzzo, ipotesi che aveva scatenato una dura protesta a Pescara, con tanto di intervento del Ministero per frenare. 

Tanti problemi Altrettanto certo è il fatto che a Guerriero il lavoro non mancherà. Tra i problemi principali quello del sovraffollamento – che porta con sé altre criticità legate alla sicurezza – delle carenze di organico, della sanità, della mancanza di una Rems per ospitare i detenuti psichiatrici, dei tanti episodi di violenza e autolesionismo (domenica una detenuta di 30 anni si è tolta la vita a Perugia), i molti trasferimenti da altre regioni e così via. 

La relazione Di molti di questi problemi si parla nella relazione sull’attività svolta nel 2024 dal garante, della quale ha preso atto giovedì il consiglio regionale. A marzo i detenuti erano 1.593 contro una capienza di 1.324. Quasi il 40 per cento è straniero, circa due terzi proviene da altre regioni e l’Umbria ospita il 50 per cento in più di detenuti rispetto alla media nazionale. Particolarmente alta la percentuale di pene lunghe ed ergastoli, il 9,6 per cento del totale, quasi il doppio della media nazionale, concentrati a Spoleto.

I numeri La situazione più critica è a Capanne, dove a fronte di 363 posti i detenuti sono ormai vicini a 500. È prevista l’apertura di un nuovo plesso da 160 posti, ma senza annunci di incrementi di personale. A Terni a marzo erano 597 i detenuti, poi scesi a 557 su 422 posti, distribuiti in tutte le sezioni, compreso il 41 bis. La struttura è in condizioni complessivamente buone ma soffre nella sanità interna, carente di specialisti, con ritardi nelle cure e gravi problemi legati al sovraffollamento. A Spoleto, 471 detenuti su 456 posti, si registra un organico di polizia nettamente insufficiente. Ad Orvieto, istituto a custodia attenuata, i detenuti erano 127 a fronte di 98 posti, in gran parte stranieri.

Le segnalazioni Nel 2024 il Garante ha seguito 78 persone ristrette. Le segnalazioni hanno riguardato soprattutto il diritto alla salute, con attese per visite ed esami, difficoltà nell’accesso ai farmaci e discontinuità terapeutica, aggravata dalla mancata piena operatività della cartella clinica informatizzata. Critica la salute mentale, con numerosi detenuti psichiatrici e frequenti episodi di autolesionismo e suicidi. Sono emerse inoltre l’inadeguatezza delle condizioni detentive, carenze su vitto, igiene, riscaldamento, oltre a limiti sui contatti familiari, particolarmente penalizzanti per i detenuti non residenti e per gli stranieri.

Le sollecitazioni La relazione infine sollecita «l’implementazione di infrastrutture e servizi, l’integrazione col territorio e la creazione di poli universitari penitenziari e di residenze per l’esecuzione delle misure alternative di sicurezza, al fine di garantire percorsi di reinserimento e cura realmente efficaci».

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