«Sovraffollamento, presenza di detenuti problematici, carenza degli organici di polizia penitenziaria,
Sabbione «Anche il XIX Rapporto di Antigone (Associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale) evidenzia che il carcere di Terni ha un tasso di sovraffollamento estremamente elevato. In questa situazione drammatica – continuano i sindacati – lavorano donne e uomini, come infermieri, agenti di Polizia Penitenziaria, funzionari giuridico-
Carcere di Terni I sindacati puntano il dito anche contro «le inadempienze della direzione aziendale la quale, dicono, non si è attivata in tempo per rendere agibile la stanza del detenuto, ripristinata solo qualche giorno dopo i fatti anche dietro nostra durissima sollecitazione». Altro grave problema segnalato dalle rappresentanze sindacali: «il personale infermieristico che lavora nel carcere è costretto a turni massacranti e si trova a subire una pressione psicologica non sostenibile, con la paura di essere vittima di aggressioni, difficili da evitare anche per la carenza del numero di agenti di Polizia Penitenziaria e per la mancanza di adeguate e immediate sanzioni per quei soggetti pericolosi. In questa situazione già estremamente critica ogni singolo infermiere deve gestire oltre 100 detenuti e ogni agente 50 – continuano i sindacati, che nei giorni scorsi hanno tenuto un’assemblea con i lavoratori – Il personale si sente abbandonato, c’è il timore per la propria sicurezza, si ha la percezione che il carcere sia in mano ai detenuti. C’è bisogno di personale infermieristico, è necessaria una riorganizzazione delle attività di assistenza, proprio in virtù della complessità in cui si opera, valorizzando il personale che con passione e competenza opera da anni all’interno della casa circondariale».
Sindacati «In data 12 giugno c’è stato l’incontro urgente con il dottor D’Andria, provveditore per Toscana e Umbria, al quale i sindacati hanno fatto richieste precise: trasferimento urgente di detenuti e ripianamento dell’organico. Purtroppo, ancora una volta le risposte sono state vaghe e insufficienti – concludono Porfidi, Montecchiani, Pragliola e Galletti – per cui non ci resta che alzare il livello della protesta ricorrendo a tutte quelle che sono le prerogative sindacali».
