Il provveditore penitenziario dell’Umbria, Ilse Rusteni, «deve essere rimosso immediatamente dall’incarico per evidenti e palesi limiti gestionali». A chiederlo sono tutti i sindacati degli agenti della polizia penitenziaria di Capanne, chiamato «un carcere fantasma: esiste – scrivono – ma pochi lo sanno». Il motivo della dura presa di posizione è il sottodimensionamento della pianta organica sul quale i sindacati erano intervenuti pochi giorni fa: «Il fatto che riteniamo gravissimo e che comporterà ulteriori anni di disagio all’istituto perugino – dicono Sappe, Osapp, Uil, Cisl, Sinappe, Cnpp e Cgil – sta nell’aver violato gli accordi raggiunti nella riunione del 17 giugno, quando si erano stabilite le nuove piante organiche degli istituti dell’Umbria, con particolare riferimento a quella di Capanne che era stata stabilita in 320 unità ma che, arbitrariamente e dissennatamente, è stata decurtata di 49 unità».
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Oltre a ciò c’è il fatto che 28 agenti sono impiegati in altri servizi, come adsempio il Gruppo operatio mobile o al Provveditorato. Da qui la necessità, osservano il Sappe e le altre sigle, di creare un’apposita pianta organica «da scorporare all’organico in forza». Con questi presupposti si preannuncia così rovente l’incontro che i rappresentanti dei lavoratori terranno lunedì poprio con i vertici dell’amministrazione penitenziaria regionale: «Siamo veramente curiosi – aggiungono i sindacati – di conoscere a chi sarà addebitato il mancato arrivo delle unità di polizia penitenziaria all’istituto di Capanne». Tirate le fila i sindacati «per questi gravissimi motivi che lasciano supporre, se non il dolo, la totale, assoluta ignoranza del problema Capanne da parte del provveditore», ne chiedono la rimossione.
