di Ivano Porfiri
Viene «seguita attentamente» la situazione da parte delle autorità umbre per ciò che riguarda la presenza di cittadini nordafricani nel territorio regionale alla luce della situazione che sta coinvolgendo i paesi di origine.
Vertice in prefettura a Perugia Un primo incontro tra i vertici della prefettura di Perugia e i rappresentanti degli enti locali si è svolto mercoledì nel capoluogo umbro dopo le ultime notizie provenienti dalla Libia. Si sarebbe trattato comunque solo di una presa di contatto nel corso della quale non sono state prese decisioni di alcun tipo. Non è stata nemmeno avviata alcuna ricognizione di strutture che potrebbero ospitare eventuali profughi. Nessuna iniziativa, al momento, in provincia di Terni.
Circa 500 in arrivo Un’altra delle situazione che vengono tenute sotto controllo è quella dei libici e degli altri nordafricani presenti all’Università per Stranieri. Proprio in questi giorni stanno affluendo a Perugia circa 50 libici al giorno. In totale, nel giro di pochi giorni, saranno 500. Si tratta perlopiù di giovani neo laureati, vincitori di borse di studio. A Perugia frequenteranno un corso di lingua italiana di tre mesi finanziato dall’accordo Italia-Libia che voleva intensificare i rapporti economici, già saldi, tra il nostro paese e l’ex colonia.
Digos in prima linea La Digos perugina segue «attentamente» la situazione perché in una fase di caos come quella che coinvolge Tripoli nei gruppi potrebbe inserirsi qualche elemento non previsto. Ma problemi potrebbero crearsi anche tra sostenitori di Gheddafi e giovani che appoggiano la rivolta, presenti a Perugia come ha dimostrato la manifestazione di martedì in piazza IV Novembre, come ha riportato Umbria24.it. Lì si è tra l’altro verificato un piccolo scontro fisico tra due stranieri, per cause tuttavia che potrebbero anche non essere “politiche”. Oggi un gruppo di giovani libici “perugini” si è recato a Roma per protestare davanti all’ambasciata.
La preoccupazione degli studenti I libici che si trovavano mercoledì mattina davanti alla Stranieri non avevano molta voglia di parlare. O, meglio, non avevano molto da dire, se non la loro preoccupazione per il fatto di non riuscire ad avere notizie certe su cosa stia succedendo nel loro paese e alle loro famiglie. «Internet non funziona, la televisione non trasmette niente – spiega uno di loro – non sappiamo niente se non da altre televisioni e siti arabi ma sono notizie incerte e frammentarie».
Allarme profughi Per quanto riguarda il possibile afflusso di profughi, la prefettura come detto è in stand-by. Ovviamente tutte le decisioni dovranno passare dal governo, che ha già chiesto l’aiuto dell’Europa. Di certo ci sono gli alalrmi per ciò che può accadere se, come minacciato, Gheddafi inizierà una fase ancora più dura della repressione. La Mezzaluna rossa ha già lanciato un’allarme immigrati dalla Libia in Tunisia avvertendo che potrebbe esserci un «catastrofico esodo» verso Tunisi di cittadini libici, aggiungendo che negli ultimi due giorni oltre 5.700 tunisini e libici hanno passato i confini a Ras Jedir. «Dopo le parole di Gheddafi di ieri – si legge in una nota – temiamo un massiccio catastrofico esodo con migliaia di libici che si dirigeranno in Tunisia. Ci attendiamo il peggio». E da lì, probabilmente, in Italia. Altri 20 mila libici, secondo l’emittente Al-Jazeera hanno lasciato la notte scorsa la Libia attraverso il valico di Sallum con l’Egitto.
Berlusconi «preoccupato» Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è detto «molto preoccupato». Ha risposto così a una signora che alla sua uscita dagli Stati generali di Roma, in svolgimento all’Eur, gli ha chiesto un giudizio sulla situazione in Libia.


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