Il Consiglio di Stato porta sul tavolo della Corte di giustizia Europea le nuove norme italiane, contenute nel cosiddetto decreto Sicurezza, che vietano l’utilizzo delle infiorescenze della cannabis light.
La decisione del Consiglio di Stato Con un’ordinanza del 12 novembre, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio e rimesso la valutazione alla Cgue. «Per la prima volta l’intero impianto italiano che blocca le infiorescenze di canapa industriale viene messo sotto esame dall’Europa», ha commentato l’associazione ‘Canapa Sativa Italia’, tra le dirette interessate dall’articolo 18 del decreto. Decreto che ha colpito duramente anche l’Umbria, dove il comparto della canapa industriale è un settore che vale 50 milioni di euro e impiega circa un migliaio di persone, per lo più giovani imprenditori. Come nel caso di Lorenzo Giustinelli, titolare del cannabis shop ‘Doctor green’ di via Damiano Chiesa, che Umbria24 ha intervistato un paio di settimane fa. In quell’occasione Giustinelli aveva detto: «È fondamentale che la normativa italiana sia allineata a quella europea, garantendo un quadro normativo chiaro e stabile. L’inclusione dei fiori di canapa tra le attività vietate ai sensi dell’art. 18 del ddl Sicurezza rischia di compromettere lo sviluppo di un comparto in crescita, con gravi ripercussioni economiche, sociali e legali».
Occhi sull’Europa Ora, come chiarisce l’associazione ‘Canapa Sativa Italia’, «l’Europa dovrà chiarire se la canapa industriale — nelle sue infiorescenze, foglie e derivati non stupefacenti — è una coltura agricola pienamente legittima oppure se l’Italia potrà continuare a trattarla come un’anomalia o peggio ancora una sostanza stupefacente».
