di Chiara Fabrizi
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Finisce con 12 voti favorevoli, 6 astenuti e un contrario (4 assenti) la votazione del consiglio della Camera di Commercio di Terni chiamato a esprimersi sulla proposta di accorpamento con quella di Perugia. La maggioranza c’è ma non è sufficiente, perché per la pratica è necessaria la maggioranza qualificata, che con 23 membri è fissata a 16.
Fumata nera per fusione con Perugia A stoppare la fusione sono stati Sandro Corsi (contrario) in qualità di rappresentante di Legacoop, mentre si sono astenuti Italo Federici di Confesercenti, Roberto Piersantini rappresentante degli ordini professionali, Umberto Ricci per i consumatori, Santino Bonifazi dei sindacati, Gianluca Bellavigna di Cna e Giuseppe Malvetani di Confagricoltura. Per tutti, Corsi compreso, non si è trattata di una decisa assunta sul merito dell’accorpamento, quanto nel metodo.
Minoranza Camera di Commercio Terni: «Servono approfondimenti» Tant’è vero che in apertura di seduta è stato presentato un ordine del giorno in cui, in sintesi, si invitava il consiglio a prendere tempo, avviare una fase partecipativa e soprattutto compiere una serie di approfondimenti. In buona sostanza la posizione della minoranza della Camera di Commercio è quella di affrontare con maggiore ponderazione la fusione con Perugia. Calma a questo punto, giocoforza, caratterizzerà i tempi di convocazione del prossimo consiglio a cui la giunta dovrà in ogni caso sottoporre nuovamente una proposta per centrare l’ok della maggioranza qualificata dell’organismo.
Incentivo da 200 mila euro Ma lo stop della minoranza rischia anche di far perdere un incentivo all’accorpamento da 200 mila euro concesso dal governo alle Camere di Commercio che soffrono una certa rigidità di bilancio, come nel caso di quella di Terni. Una circolare di Unioncamere stabiliva infatti che il contributo perequativo sarebbe stato assegnato soltanto alle realtà camerali che avessero deliberato le fusioni entro il 28 febbraio. Certo, nulla esclude, come si evidenzia da più parti, che una nuova disposizione possa in qualche modo somministrare l’iniezione di risorse anche a chi darà l’ok all’accorpamento nelle prossime settimane, ma al momento, precisano altri, come il presidente Giuseppe Flamini, l’opportunità è sfumata.
Giuseppe Flamini Più in generale sulla mancata delibera del consiglio il numero uno della Camera di Commercio a Umbria24 commenta: «La proposta ha incassato una maggioranza seppur non qualificata, comunque larga, ma purtroppo – afferma – le linee non vengono dettate dalle rappresentanze datoriali che sono padrone di casa, cioè industria, commercio, artigianato e agricoltura, in ogni caso il processo è avviato e ineludibile, continueremo a lavorare e quando i tempi e le condizioni saranno mature arriveremo alla delibera».
Rinascita socialista Sulla vicenda è intervenuto il segretario Giuseppe Fabbri di Rinascita socialista: «I destini della Camera di commercio di Terni non sono al momento compromessi. Non vogliamo attribuirci alcun merito al riguardo, anche se non abbiamo contezza di analoghe posizioni espresse da altre forze politiche. Tuttavia riteniamo positivo l’esito della votazione del consiglio camerale, ora c’è la possibilità di ragionare con calma, promuovendo il più ampio confronto, per capire come anche la Camera di Commercio di Terni possa portare un contributo utile alla necessaria e condivisa opera di razionalizzazione degli enti camerali italiani in un’ottica, però, di tutela dell’imprenditorialità territoriale».
