La stagione venatoria in Umbria prenderà il via il 20 settembre, la terza domenica del mese, come previsto dalla legge 157 del 1992. La giunta regionale ha adottato mercoledì la proposta per il calendario venatorio 2026/2027, elaborata dall’assessorato regionale alla Caccia e alla Pesca con il supporto degli uffici tecnici competenti.
L’iter Il calendario generale passerà ora al vaglio della Consulta faunistico-venatoria regionale e dei pareri obbligatori della Terza Commissione consiliare permanente, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale. L’apertura della stagione nella terza domenica di settembre è pensata per distribuire la presenza dei cacciatori su un’area più ampia nei primi giorni, riducendo la pressione su specie particolari.
Caccia di selezione Parallelamente, è stato approvato anche il calendario per la caccia di selezione a cervidi e bovidi, secondo le linee guida Ispra per la gestione degli ungulati. I periodi di prelievo rispettano le indicazioni scientifiche e tecniche di Ispra, assicurando una gestione sostenibile delle popolazioni. Il documento tiene conto delle modifiche della Direttiva comunitaria 147/2009 e delle misure di conservazione per le Zone di protezione speciale, garantendo il rispetto delle norme europee e la salvaguardia degli habitat naturali.
Meloni Secondo l’assessore con delega alla Caccia, Simona Meloni, «la proposta di calendario venatorio approvata dalla giunta, e che ora seguirà l’iter di acquisizione dei pareri previsti dalle normative vigenti, è un documento solido e con garanzie per tutto il mondo venatorio». Meloni ha ricordato come il nuovo calendario ricalchi quello dello scorso anno, che non ha subito impugnazioni, sottolineando l’impegno della Regione nel garantire un equilibrio tra attività venatoria e tutela della biodiversità: «Il risultato – conclude – è un documento equilibrato, che rispetta la normativa vigente e al tempo stesso garantisce la tutela della biodiversità e la sostenibilità delle attività di caccia».
