Dalla svolta col Perugia calcio nella stagione 1998-99 alla tragedia che lo colpì qualche anno dopo, nel marzo del 2003, quando la moglie Valentina Pilla venne colta da un infarto fulminante e morì nella loro abitazione di Caglia davanti alla figlioletta di appena un anno e mezzo mentre lui era impegnato nella trasferta di Genova. Cristian Bucchi, 47 anni, si è raccontato con una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha ripercorso la propria carriera, lanciata da Luciano Gaucci, che lo prelevò dall’Eccellenza per portarlo in serie A col Grifo.
Ma a segnare la vita di Bucchi è stata la morte della moglie: «Una tragedia che fai fatica ad accettare senza cadere nella più inutile delle domande: perché è successo a me?». Lui non era nella casa di Cagliari e dice che, inevitabilmente, «in quel momento mi sono chiesto se invece di giocare a calcio fossi stato lì». Probabilmente nulla sarebbe cambiato per la vita della moglie, ma Bucchi a 25 anni si è trovato a crescere da solo la sua bimba: «Per i quattro anni successivi non l’ho lasciata mai da sola». Bucchi ha raccontato di come in quel periodo abbia sempre portato con sé la figlia, al campo per gli allenamenti e negli stadi per le partite, facendosi aiutare da una tata: «Non ho mai mollato»
L’ex attaccante classe ’77 ha anche raccontato anche della squalifica di otto mesi per doping: «Sapevo di essere innocente ma non potevo dimostrarlo» e «ancora oggi non so darmi una spiegazione». A dare il là alla carriera di Bucchi, come detto, è stato Gaucci ed è a Perugia che Bucchi ripensa quando gli si chiede se sia mai fatto un regalo: «Ce n’è stato uno che è stato follia, perché comprato senza avere i soldi: una Ford Fiesta 16 valvole, era il mio sogno, ma feci un finanziamento di cinque anni perché non avevo una lira. Non finivo più di pagarla».
