di Maurizio Troccoli
Sarebbe da capire, fino in fondo, cosa c’è dietro la chiusura totale di Bandecchi all’era Arvedi in Ast. Atteso che, nella trasmissione di Umbria tv, condotta da Giacomo Marinelli, non è stato possibile cogliere molto altro rispetto alla sua, ormai nota e inflessibile avversità. Eppure parliamo della fabbrica che produce il 15% del Pil regionale e che assume 2500 operai. Essendone pienamente consapevole afferma: «Cosa importa. Conosco molte alternative per la possibile gestione dell’Ast, io non sono comprabile»
Parole forti, non si capisce però, a cosa siano riferite. Tenuto conto che l’elemento della discordia, apparentemente, sembrerebbe quello dello smaltimento dei rifiuti della fabbrica, per cui il nuovo sindaco di Terni chiede bonifiche ultra milionarie e garanzia di salute per la città di Terni, oltre che di piena occupabilità. Che Bandecchi guardi a una alternativa alla famiglia Arvedi, non è dato conoscerlo in questa fase. Che però annunci battaglia, è una certezza.
D’altronde, lo si sta imparando a conoscere più su questo piano, quello delle battaglie, che sui risultati concreti della sua amministrazione, visto che siamo solo alle entusiastiche battute iniziali. Risponde però, alle domande dei giornalisti, pur dribblando, su quelle più spinose. Ad esempio quando sul pala Terni gli viene contestato una relazione discutibile sul soggetto titolare della struttura. Quello della gestione, che è lui. E il Comune che è sempre lui.
Ma Bandecchi di battaglie ne ha aperte su tutti i fronti e le sciorina anche in tv. Intanto bocciando la Tesei: «Se non fa la clinica è già bocciata». Poi annunciando la corsa anche per le regionali: «Ci saremo è sicuro, il centrodestra non avrà vita facile». Poi, maltrattando l’assessore Melasecche: «Se era mio pari, sarebbe dovuto essere già sindaco di Terni, non scendo a confronto con lui».
Quanto alla sua visibilità mediatica: «Va bene, tanto quelli di sinistra mi vedono come un fascista e quelli di destra come un comunista». Qualcosa di cui si pente? «Solo di essere sceso in politica, avrei potuto godermi la vita a 63 anni e invece eccomi qui. Ma l’ho fatto per i miei nipoti».
Se si vuole capire qualcosa di lui, ex parà, come il generale Vannacci: «A lui mi lega solo il berretto. Dopo di che ho registrato una bambina, figlia di due mamme, ed è chiaro cosa io pensi dei gay. Quanto agli immigrati, dall’antica Grecia abbiamo fatto Roma, veniamo da popolazione nera».
E’ tronfio ed è convinto di giocarsela, replicando il modello di vittoria ternano, sia a Perugia che a Foligno e ad Orvieto: «Al candidato di Foligno, che presenterò fra qualche giorno, ho detto che ho da proporgli solo lacrime e sangue. Lui viene da una famiglia stimata e questo è positivo. Ma chi sta in questo partito, viene attaccato da tutti i fronti».
Conferma le voci di new entry: «Chiedono di aderire ad Alternativa Popolare sindaci del Pd, ma anche della Lega, di Forza Italia e di altri partiti. Ci prendiamo l’Umbria e lavoriamo a un progetto nazionale»
Sulle pubblicità Unicusano di cui sarebbe tappezzata la città, tra fioriere e appuntamenti di partito risponde: «Ho chiesto all’università concorrente alla mia di riprendere la sede lasciata a Terni. Non aggiungo altro».
Una chicca la riserva agli sportivi: «Fossi stato nel presidente della Ternana non avrei preso Lucarelli, ma Castori l’ex tecnico del Perugia»
E quando gli viene chiesto se si ritiene un moderato, risponde lapidario: «No, siamo popolari e rivoluzionari».
