di Fabio Toni
«Siamo in tanti perché nella gente sta crescendo la coscienza di cosa voglia dire una centrale elettrica in un contesto come questo, a pochi passi dalle case e in una valle incontaminata, uno dei fiori all’occhiello del turismo umbro».
La centrale Quasi cinquecento persone sabato mattina ad Arrone hanno manifestato contro la centrale a biomasse di località Isola, destinata a bruciare oli vegetali: «Ma non per questo inquinerà di meno». La gente del posto sa che la partita non sarà affatto semplice, visto che l’impianto, con tanto di autorizzazioni, è quasi ultimato. Nessuno però si dà per vinto e si continua a dare voce e corpo a una protesta che col passare delle settimane si è allargata a macchia d’olio.
La protesta Il corteo, animato dagli slogan e delle parole lanciate dai rappresentanti del comitato ‘Salviamo la Valnerina’, ha attraversato l’intero abitato di Arrone. C’è stato anche un piccolo fuoriprogramma quando il serpentone è transitato nei pressi della sede del Comune. Un passaggio imprevisto, che non ha causato problemi, ma che sta a significare il sentimento dei manifestanti: «Le istituzioni non ci hanno tutelato e hanno fatto passare tutto sottotraccia, dando l’avallo ad un impianto inutile e dannoso. Non è così che si prendono le decisioni», spiega uno di loro.
Il comitato Intanto dal comitato ‘Salviamo la Valnerina’ invocano «un cambio di tendenza nelle politiche energetiche locali. Il problema principale – affermano – è legislativo. Si continuano a finanziare progetti quando in Umbria già si produce più del dovuto in termini di energia da fonti rinnovabili». La richiesta è di giungere «a una legislazione regionale più restrittiva e oculata nel settore bioenergetico, che abbia al centro la reale necessità di produrre energia da fonti rinnovabili e non inquinanti, salvaguardando la qualità della vita e non gli interessi privati di pochi o dei cosiddetti ‘imprenditori dell’energia pulita’». Dal comitato giunge un’altra precisazione: «ci teniamo a chiarire che siamo distanti da tutti i partiti, i movimenti politici, liste civiche e simili che cercano di appropriarsi della nostra lotta».
