Uno dei preziosi documenti conservati nell'Archivio di Stato

La decisione rientra nel contesto della riforma del mondo che ruota intorno ai Beni culturali varata dal ministro Franceschini, che razionalizza anche gli Archivi e le loro sedi periferiche. Con una circolare dello scorso novembre, è stata resa nota la decisione di ‘declassare’ l’Archivio di Stato di Perugia e relative Sezioni, eliminando il dirigente, nonché di accorpare la Soprintendenza archivistica dell’Umbria a quella delle Marche, con sede Ancona. Contro questa decisione scatta una mobilitazione, che vedrà un sit-in sabato 7 febbraio dalle ore 10.30, in piazza Giordano Bruno, di fronte alla chiesa di San Domenico.

Il sit-in La protesta è organizzata dall’associazione ‘Osservatorio archivistico’. «E’ necessario dire no e opporsi – afferma – con ogni mezzo lecito possibile, a questa decisione. L’Archivio di Stato di Perugia rappresenta una preziosa risorsa per il territorio perugino, è meta di studiosi, ricercatori e stagisti e, oltre a conservare all’interno della sua sede ricca di storia uno straordinario e sorprendente patrimonio, è anche sede della Scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica. Declassare questa istituzione comporterà il depauperamento dei suoi servizi e dell’attività di valorizzazione del patrimonio e della storia di Perugia, nonché l’interruzione di avviati percorsi di studio». Una mobilitazione che si muove anche sui social network attraverso una pagina Facebook, l’account Twitter @osservarchivi e usando l’hashtag #siamotuttiaspg

Severini scrive a Franceschini L’assessore comunale Maria Teresa Severini, preoccupata per l’accorpamento, ha scritto una lettera a Franceschini. «La valutazione – afferma nella lettera – andava fatta se non con il criterio del numero degli abitanti regionali, Perugia terza città dell’Italia centrale con 160 mila mentre Ancona ne ha 100 mila circa, almeno per l’importanza oggettiva dei beni archivistici da tutelare che oltre mille anni di storia hanno qui depositato, di rilievo superiore e noti al mondo. Va inoltre ricordato che l’Archivio di Stato di Perugia è l’unico in Italia che ha ben quattro Sezioni di Archivio di Stato: Assisi, Foligno, Gubbio e Spoleto. In Italia non ve ne è nessuno che ha tre Sezioni e, molto pochi, ne hanno al massimo due. L’importanza archivistica di Perugia – sottolinea Severini – è proporzionale e corrispondente allo straordinario lascito che la caratterizza dall’epoca benedettina e del libero comune e al suo visibile carattere architettonico; Perugia è di grande tradizione culturale, non a caso è sede di una delle Università degli studi più antiche d’Europa; sede anche dell’Università per stranieri che l’ha resa nota a tanti studiosi esteri ed è il cuore della regione centrale d’Italia, ricchissima di storia e di patrimonio archivistico, ma che sola tra le regioni centrali vieni ora privata di questo livello. La ferita recata a Perugia dal declassamento dell’Archivio– si legge – umilierà anche la valorizzazione, la promozione culturale e l’attività degli uffici. Le chiedo di riflettere sulla scelta fatta, così incongrua e dannosa, e di poterla rivedere restituendo la giusta qualifica dirigenziale all’amministrazione archivistica dell’Umbria».

Le sedi periferiche A intervenire in materia è anche il consigliere regionale Orfeo Goracci, che presenta un’interrogazione  alla giunta in cui chiede che si attivi «un confronto diretto con il Governo, sul tema della revisione e ristrutturazione della rete degli archivi nel territorio regionale». Goracci spiega che «si è levato un grido d’allarme per la sorte del prestigioso Archivio di Stato di Perugia e delle sue sezioni distaccate di Gubbio, Assisi, Foligno e Spoleto, a seguito dei primi passi della riforma varata dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Una riforma che ha privato l’Archivio di Stato di Perugia del livello di istituto dirigenziale, declassandolo e disponendo contestualmente il trasferimento ad Ancona della Soprintendenza archivistica per l’Umbria. L’Archivio del capoluogo regionale – aggiunge Goracci – è l’unico in Italia con quattro sezioni distaccate e si è sempre distinto per la ricchezza e la varietà del materiale in esso custodito, per la qualità del servizio offerto, per le numerose iniziative di spessore rivolte non solo agli studiosi, ma profondamente connesse alle istanze del tessuto sociale circostante, dal mondo della scuola a quello del lavoro, passando per i diffusi livelli associativi e culturali». Goracci, poi si sofferma, in particolare sulla sezione eugubina che «ha brillato particolarmente per attivismo e capacità di proiezione verso l’esterno, rendendo possibili pubblicazioni a carattere storico-documentale di primaria importanza».

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