di Daniele Bovi
Il futuro del sistema sociosanitario umbro passerà in larga parte dalla capacità di rispondere alla crescita degli anziani non autosufficienti. Con una popolazione tra le più vecchie d’Italia e liste d’attesa già oggi elevate, il tema delle Rsa e dell’assistenza di lungo periodo è destinato a diventare uno dei principali banchi di prova della programmazione regionale nei prossimi anni.
I numeri Per capire lo stato dell’arte bisogna partire dai numeri e, in particolare, da quelli che Istat ha pubblicato poche settimane fa facendo il punto sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. Stando ai dati aggiornati al primo gennaio 2024, in Umbria ci sono 299 strutture per un totale di 6.451 posti letto; la stragrande maggioranza dei quali ospitano anziani (3.664) e adulti (1.792), mentre i minori sono 357. Per ogni 100mila umbri i posti letto sono 756, di più sia rispetto alla media italiana (722) che a quella delle regioni del Centro (600). Quasi 1.860 – per la precisione 1.588 – sono gli anziani ospiti ogni 100mila abitanti, in linea con quanto accade nel Centro Italia (1.500) ma molto lontano dalla media italiana (2.030), trainata in alto dal Nord Ovest (2.951) e dal Nord Est del paese (3.089).
Il quadro Umbria sopra la media nazionale anche per quanto riguarda i minori (294 ogni 100mila abitanti contro 246) e gli adulti (358 contro 203). Nel complesso quindi i posti letto, sempre in rapporto alla popolazione, sono 681 ogni 100mila umbri, più del resto d’Italia (654) e delle regioni vicine (537). Se si guarda alle diverse tipologie di posti letto però il quadro è in chiaroscuro. L’Umbria è indietro per quanto riguarda quelli per anziani non autosufficienti: 1.135 ogni 100mila abitanti, un dato simile alla media del Centro (1135, ma con la Toscana e le Marche a quota 1.590 e 1.851, mentre il Lazio si ferma a 572) ma molto lontana da quelle nazionale (1.850). Il quadro migliora se si guarda agli anziani autosufficienti: 587 posti ogni 100mila abitanti, ben più del resto d’Italia (350), della Toscana (279) e delle Marche (379). Quanto all’età, invece, quasi la metà degli ospiti ha più di 85 anni.
Disabilità e dipendenze Numeri positivi anche per quanto riguarda le persone con disabilità (102 posti letto ogni 100mila abitanti contro una media nazionale di 91 e più di tutte le regioni del Centro), per i minori e per chi soffre di dipendenze patologiche (rispettivamente 265 e 36 a fronte di una media italiana di 269 e 19). Insomma, quella umbra resta una rete fortemente orientata all’assistenza degli anziani, ma non cresce con la stessa velocità dell’invecchiamento della popolazione.
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Una regione che invecchia Per capire quanto il settore sarà importante per il futuro della regione basta guardare alla struttura demografica e alle previsioni per i prossimi decenni. L’Umbria ha già una percentuale di ultra 65enni superiore alla media: attualmente si parla di circa un residente su quattro, mentre entro il 2050 si potrebbe arrivare a uno su tre. Tradotto in esigenze di cura, per l’intero sistema questo significa un aumento consistente della domanda di servizi di lungo termine, sia domiciliari sia residenziali.
Il Piano sanitario È dentro questo scenario che si inserisce il nuovo Piano sociosanitario regionale che la giunta guidata da Stefania Proietti sta predisponendo, e che rappresenterà uno degli assi portanti della consiliatura. Come spiegato giorni fa nel corso del question time dalla presidente, tra gli obiettivi ci sono il rafforzamento della rete territoriale e il raddoppio dei posti nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti, considerati uno degli snodi più critici del sistema umbro. Secondo i numeri forniti da Proietti, in Umbria sono in lista d’attesa ci sono ben 1.519 persone.
Costi elevati Il tutto mentre i costi per le famiglie rimangono molto elevati. Anche nelle strutture convenzionate la retta è infatti divisa tra quota sanitaria, coperta dal servizio pubblico, e quota alberghiera a carico dell’utente. In Umbria la tariffa complessiva può arrivare a 163 euro al giorno — fino a 181 nei nuclei dedicati alle demenze — con una spesa mensile per le famiglie compresa mediamente tra 2.450 e 2.700 euro. Nei casi di inserimento in strutture private o fuori convenzione, il costo può superare i 3.000 euro al mese. Cifre ben al di là della pensione media regionale e che rendono l’ingresso in una Rsa sostenibile solo attraverso il contributo dei familiari o l’utilizzo del patrimonio accumulato nel corso della vita.
