di Maurizio Trocccoli
E’ arrivato nelle ultime ore l’annuncio di una ennesima chiusura. Altri 25 posti di lavoro a rischio in provincia di Perugia. E un altro noto marchio locale colpito dalla crisi. Parliamo dei negozi Giorgetti, da non confondere con il marchio nazionale, ma di uno dei simboli del commercio locale nel settore dell’abbigliamento, pelletteria, valigeria, accessori per abbigliamento e altro.
Chiudono quindi, se non dovessero esserci sviluppi nelle prossime ore, 5 punti vendita in provincia di Perugia: quello di Collestrada, di corso Vannucci, del Centro commerciale Emisfero, sempre a Perugia, quello di Ponte san Giovanni e quello di Trevi. Giorgetti è un marchio che in questa provincia ha una sua storia, ha occupato gli angoli e le piazze più prestigiose, come corso Vannucci e ha un proprietario che è stato anche presidente di Confcommercio.
La notizia è la richiesta da parte dell’azienda di aprire le procedure di mobilità che, tradotto, significa chiusura certa. Ma la Cgil vuole provare comunque a giocarsi qualche carta. Chiede pertanto un appuntamento urgente con la proprietà per verificare che ci siano ancora margini di trattativa. La richiesta è in una lettera che oggi viene spedita in azienda dopo che già nella giornata di giovedì c’è stato un primo tentativo di contatto tra il sindacato e la direzione di uno dei negozi Giorgetti, che però non si è potuto trasformare in una interlocuzione per «difficoltà tecniche di comunicazione», dicono dal sindacato. Sul tavolo, la Cgil metterà l’opzione della cassa integrazione in deroga per provare a scongiurare la mobilità e dare così copertura per due mesi, nella speranza che qualcosa accada nel frattempo.
Ma a dirla tutta anche negli ambienti sindacali non c’è molta fiducia che si possa evitare questa chiusura o che si trovino soluzioni valide a fare continuare le attività commerciali di Giorgetti.
A dare la comunicazione ufficiale al sindacato sono state due lavoratrici che giovedì sono venute a conoscenza della volontà di aprire le procedure che portano alla mobilità. La stessa comunicazione è giunta poi all’organizzazione sindacale, alla Regione e alla Direzione provinciale del lavoro.
