di M.T.

Sarà Ancona la Capitale italiana della cultura 2028. La scelta è stata annunciata dal ministro Alessandro Giuli al termine della selezione tra dieci città finaliste, con il capoluogo marchigiano che ha superato la concorrenza di centri come Catania, Forlì e Tarquinia. Alla città andrà un contributo statale di un milione di euro, a cui si aggiunge un programma di investimenti ben più ampio, stimato in circa 50 milioni.

La decisione premia un dossier definito «eccellente» per capacità di coniugare identità locale e apertura internazionale, con un progetto che lega politiche culturali, rigenerazione urbana e inclusione sociale. Un’impostazione che punta anche a rafforzare il ruolo di Ancona nel sistema culturale e turistico dell’Adriatico e del Centro Italia.

Per l’Umbria, e in particolare per Perugia, la nomina non è un fatto lontano. Al contrario, riguarda direttamente un’area geografica e funzionale fortemente interconnessa. I collegamenti tra l’Umbria e la costa marchigiana, pur con le note criticità, rendono Ancona uno sbocco naturale per una parte consistente del territorio regionale. Non solo il capoluogo umbro, ma anche vaste aree dell’Altotevere, del Perugino, del Folignate e della fascia orientale guardano storicamente verso il capoluogo marchigiano per servizi, lavoro e mobilità.

In questo senso, la designazione può avere ricadute anche indirette sull’Umbria, soprattutto in termini di flussi turistici. L’esperienza delle precedenti Capitali della cultura – da Pesaro a Bergamo e Brescia – mostra come il titolo produca un incremento delle presenze, con effetti che spesso si estendono ai territori limitrofi. Un’opportunità che potrebbe coinvolgere anche l’Umbria, soprattutto se sarà in grado di intercettare e integrare questi flussi con una propria offerta culturale e turistica.

Il risultato di Ancona si inserisce inoltre in una continuità geografica recente: dopo Pesaro 2024, è ancora una città marchigiana a ottenere il riconoscimento, rafforzando il ruolo della regione nel panorama culturale nazionale. Una dinamica che, per prossimità territoriale, chiama in causa anche l’Umbria, sia in termini di cooperazione possibile sia di confronto sulle politiche culturali.

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