Don Pierino Gelmini torna nella sua casa di Molino Silla: sabato 27 settembre la salma del ‘don’ verrà tumulata nella cappellina del cimitero privato della Comunità Incontro. Per farlo è stata scelta una data-simbolo che segna la nascita della struttura di Amelia e che da 35 anni viene celebrata con la festa ‘Pane, mortadella e mela’, in ricordo della semplicità e anche della durezza dei primi tempi della Comunità.

I luoghi La giornata sarà dedicata ovviamente alla memoria del ‘don’, scomparso lo scorso 12 agosto dopo una lunga malattia. A Molino Silla saranno visitabili tutti gli spazi che era solito frequentare durante la giornata: la ‘casetta nel bosco’, luogo di ritiro e preghiera, la sua stanza, spartana oltre ogni immaginazione, il suo ufficio dove nel tempo ha costruito una rete di 164 centri di recupero distribuiti in tutto il mondo.

L’ultima volta Al mattino monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli, celebrerà la messa mentre nel pomeriggio interverranno artisti, cantanti e personalità che ricorderanno la figura del fondatore della Comunità Incontro. A seguire verrà consegnata per l’ultima volta la Madonna del Sorriso, riconoscimento assegnato ogni anno a personalità vicine alla Comunità: quest’anno il premio andrà a don Pierino, per volontà di tutti coloro che lo conoscevano da vicino.

Il futuro Da Molino Silla, oltre a ringraziare le autorità del comune di Amelia e il sindaco Riccardo Maraga per la possibilità di tumulare la salma del ‘don’ negli spazi privati di Molino Silla, giunge un messaggio chiaro sull’impostazione gestionale che caratterizzerà il futuro della Comunità: «Questo piccolo grande uomo – si legge nella nota diffusa dalla segreteria – ha avuto la lungimiranza non solo di costruire allora sentieri nuovi, ma anche di tracciare oggi le fondamenta per il domani. Ha pian piano selezionato le persone che avrebbero avuto l’immenso compito di perpetuare il suo amore verso gli altri, le ha investite del potere necessario a continuare la sua opera, un comitato direttivo (formato, fra gli altri ,da collaboratori storici come Giampaolo Nicolasi, Antonio Chieppa e l’avvocato Giuseppe Lorefice ndR), plasmato e modellato a sua immagine, che ha lasciato con questo enorme fardello: ‘amate come ho amato, guidate come ho guidato, siateci come ci sono stato io’».

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