di Maurizio Troccoli
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Cosa succede adesso ad Amanda Knox? Bocche cucite dalla procura di Perugia, dopo la sentenza per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, nel processo d’Appello bis di Firenze che li ha condannati rispettivamente a 28 anni e sei mesi e a 25 anni di reclusioni.
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La procura perugina Giuliano Mignini, il pm che ha svolto le indagini e il ruolo dell’accusa insieme a Manuela Comodi, durante il processo di primo grado, contattato da Umbria24, si limita a dire: «Non possiamo rilasciare dichiarazioni». E alla domanda se questa sentenza riabilita il lavoro svolto dagli inquirenti perugini, Mignini ha risposto: «Non posso rispondere, ma capisce, valuti lei, tragga lei le conclusioni».
Ministero Grazia e Giustizia Il ministero di Grazia e Giustizia, raggiunto da numerose telefonate di giornalisti, prevalentemente dagli Usa e dall’Inghilterra, interpellato da Umbria24 sull’ipotesi di estradizione ha risposto che «gli estremi per avviare una richiesta di estradizione attiva, al momento, non ci sono perché non c’è una sentenza definitiva e il dispositivo letto dalla giuria d’Appello di Firenze non fa riferimento a misure cautelari». Ma vediamo quali possono essere le ipotesi al momento e quali quelle rispetto agli scenari futuri. Come letto nel dispositivo della sentenza d’Appello bis, Amanda Knox, «è legittimamente» nel Stati Uniti, in forza di una sentenza di assoluzione di secondo grado poi annullata dalla Cassazione che ha rispedito il processo a Firenze. E’ pur vero che è astrattamente possibile una richiesta di estradizione “cognitiva” o “processuale”, che si verifica allorchè uno Stato consegna ad un altro Stato una persona fisica che si trova sul suo territorio, affinché questa possa essere giudicata e, quindi, al di là di richieste cautelari o di sentenze di condanna passate in giudicato (cosidetta estradizione esecutiva). L’iniziativa è di competenza del procuratore Generale presso la corte d’Appello nel cui distretto si procede, (così come previsto dall’art. 720 co.I c.p.p), che presenterà una domanda, completa di atti e documenti che la sorreggono al ministero di Grazia e Giustizia. Nel caso di Amanda, considerato che fino ad oggi, a quanto è dato sapere, non è stata formulata alcuna richiesta di estradizione “processuale”, è probabile che vi sia la volontà di attendere l’esito finale di questa vicenda processuale e cioè la sentenza della Cassazione.
Gli scenari Se i legali di Amanda Knox, come quelli di Raffaele Sollecito, si appelleranno – come hanno già detto a margine della sentenza – alla Cassazione, quest’ultima potrà rigettare il ricorso, e quindi rendere definitiva la sentenza di Appello (bis ndr.), oppure accoglierlo e rispedire di nuovo la decisione alla corte d’Appello di competenza che dovrebbe essere una nuova sezione del tribunale d’Appello di Firenze (visto che a differenza di Perugia, il tribunale d’Appello fiorentino ha più di una sezione). Restando all’ipotesi di non accoglimento del ricorso e quindi di sentenza definitiva, sarà a quel punto che si attiverebbero le procedure per la richiesta di estradizione da parte della procura generale, al ministero di Grazia e Giustizia italiano che la spedisce allo stato americano. A quel punto il destino di Amanda Knox viene appeso a diverse possibilità.
Le possibilità «La prima – spiega l’avvocato Claudio Cimato, interpellato da Umbria24 – è quella che lo stato americano, accolga la richiesta di estradizione esecutiva, per fare scontare la condanna in Italia e quindi consegni la cittadina americana. La seconda ipotesi – continua il legale – è quella che lo stato americano valuti negativamente la richiesta di estradizione sul presupposto che il processo e la pena che ne è seguita non sia adeguata ai principi generali del sistema ordinamentale statunitense, e quindi non consegni la cittadina americana per l’esecuzione della condanna in Italia. A quel punto allora – spiega Cimato -, l’unica possibilità di dare concretezza alla sanzione inflitta con la condanna altrimnenti destinata a restare ineseguita, è una richiesta ‘di esecuzione della sentenza’ in Usa (ai sensi dell’art. 742 Co. III c.p.p.). Vale a dire che l’Italia chiede all’America di arrestare Amanda Knox nelle carceri americane sulla base di una sentenza di colpevolezza definitiva dello stato italiano. Ancora una volta gli Usa potranno effettuare una verifica sulla coerenza rispetto alle loro norme di “sistema” dei meccanismi di diritto processuale e sostanziale che hanno condotto alla condanna di cui si chiede l’esecuzione». E quindi procedere all’esecuzione della pena oppure no. Va ricordato anche che lo stato potrebbe applicare l’istituto della Grazia. «Vero è che appare arduo, ma non impossibile – aggiunge Cimato – pensare che gli Stati Uniti nello stesso momento in cui stanno tentando di riportare in patria Snowden, utilizzando lo strumento di cooperazione internazionale dell’estradizione, poi rifiutino di consegnare una eventuale condannata per omicidio. La memoria sui rapporti tra i due paesi in materia penale rimanda anche alla lunga trattativa diplomatica tra i due stati sul caso Baraldini, poi conclusosi positivamente per l’Italia che ha visto la giornalista rientrare in patria, ma con il dubbio che di mezzo ci sia stata una ‘svendita’ sulla vicenda del Cermis».
