Aula consiliare del Comune di Terni

La materia è in discussione da mesi e il tema rimane tra i più sensibili: quello dell’assegnazione di alloggi popolari. Dalle proposte avanzate già dallo scorso febbraio la seconda commissione ha elaborato un atto completo, tenuto conto di tutte le criticità sollevate dai vari consiglieri. Lo stesso documento è stato approvato dal consiglio lunedì scorso. Attraverso l’atto si impegna la giunta a modificare il regolamento della legge regionale vigente in materia (23/2003) denominata ‘Norme di riordino in materia di edilizia residenziale pubblica’.

Residenza Tra i criteri di assegnazione contemplati, la commissione ha chiesto di inserire la residenza nel Comune di Terni, per il nucleo familiare richiedente, da almeno 10 anni continuativi alla data di pubblicazione del bando. Inoltre il consiglio, approvando l’atto, ha chiesto al sindaco e alla giunta di riservare la facoltà all’amministrazione di scorrere l’ordine di assegnazione in relazione al rapporto tra il numero del nucleo familiare assegnatario e l’idoneità degli alloggi disponibili, anche per tener conto delle esigenze delle famiglie monopersonali e, infine, di intervenire presso Ater Umbria per prevedere la possibilità di riscatto degli alloggi.

Filipponi Secondo il presidente della seconda commissione Francesco Filipponi (Pd)  si tratta di «un primo passo verso la possibilità d’uso di nuovi criteri per l’attribuzione di punteggi aggiuntivi spettanti al Comune». Lo stesso consigliere ritiene anche positivo che sia prevista la possibilità di riscatto delle abitazioni e si possa scorrere la graduatoria per le assegnazioni degli appartamenti più piccoli ai single.

Cecconi Soddisfatto anche il consigliere di Fratelli d’Italia, Marco Celestino Cecconi, seppure con qualcosa da ridire in merito alla commissione dedicata eletta: «Si va nella direzione da noi auspicata e proposta: l’assegnazione degli alloggi viene subordinata in modo vincolante all’anzianità di residenza nell’ambito del nostro territorio comunale, requisito che deve essere posseduto da almeno dieci anni, in modo da non continuare a penalizzare i nostri concittadini o connazionali, a vantaggio di nuovi arrivati (extracomunitari o no) che, invece, troppo spesso, finora risultavano protagonisti di una discriminazione a rovescio, in barba alle percentuali demografiche».