di Ivano Porfiri

In Umbria il 16,3% dei bambini vive in condizione di povertà assoluta. Lo rivela “L’Italia SottoSopra”, il 4° Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia di Save the Children. Secondo i dati Istat del 2012 la percentuale umbra è da Sud Italia: peggio sono solo la Sicilia (19,3%) e la Puglia (15,5%). In totale, in Italia, i bambini poveri sono cresciuti di 300 mila unità, superando il milione (raddoppiati in 5 anni).

La povertà assoluta La misura della povertà assoluta è stata introdotta dall’Istat nel 1996 e descrive l’impossibilità per alcuni soggetti di accedere a quelli che in Italia consideriamo beni o servizi fondamentali “per accedere ad uno standard di vita accettabile”. Tra questi, con soglie che variano da zona a zona del paese, l’accesso a un’alimentazione adeguata, avere un’abitazione a disposizione, avere il “minimo” necessario per arredare e mantenere un’abitazione e mantenersi in buona salute, secondo un paniere di beni di prima necessità. Per il Centro, e quindi l’Umbria, nel 2012 le soglie di povertà assoluta sono: per una famiglia monogenitore 1.056 euro al mese in area metropolitana e 950 in piccoli comuni, per una coppia con minore 1.273 euro in area metropolitana e 1.151 in piccoli comuni, per coppia con due minori 1.496 euro in area metropolitana e 1.347 in piccoli comuni, per coppia con tre minori 1.798 euro in area metropolitana e 1.628 in piccoli comuni.

Diseguaglianza record All’Umbria va poi un record assoluto a livello nazionale: quello poco lusinghiero dell’aumento della diseguaglianza. L’indice di Gini (cioè il metro con cui tradizionalmente si calcola la disuguaglianza tra famiglie benestanti e famiglie povere e basato sul rapporto della spesa totale equivalente tra il 2007 e il 2012) è cresciuto del 32,4%. La media nazionale vede addirittura un calo dello 0,5%.

Serve cura forte e strutturata «Un numero così grande e crescente di minori in situazione di estremo disagio – commenta Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia – ci dice una cosa semplice: la febbre  è troppo alta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura forte e strutturata. E la cura è, secondo Save the Children ma anche istituzioni autorevoli come la Banca d’Italia e l’Ocse, investire in formazione e scuola di qualità, laddove l’Italia è all’ultimo posto in Europa per competenze linguistiche e matematiche della sua popolazione. La recessione non è iniziata soltanto 5 anni fa in conseguenza della crisi dei mutui subprime o degli attacchi speculativi all’euro, ma affonda le sue radici nella crisi del capitale umano, determinata dal mancato investimento, a tutti livelli, sui beni più preziosi di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscenza. Sotto questo aspetto, l’Atlante non offre solo una mappa di ciò che non va, ma mostra bene in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose».

Crollo della spesa Nell’Italia SottoSopra – secondo Save the Children – la spesa media mensile delle famiglie con bambini si è ridotta in cinque anni del 4,6% (circa 138 euro), quasi il doppio rispetto a quanto si è verificato tra l’intero monte delle famiglie (2,5%). E in Umbria va peggio. La variazione media della spesa media mensile del 2012 paragonata a quella del 2007 per le famiglie con almeno un minore vede il dato umbro tra i peggiori in Italia, con un crollo di 460 euro, secondo solo al Piemonte con un -559 euro. In particolare, scorporando solo la spesa alimentare, nel 2007 si spendevano 592 euro al mese, nel 2012 si è scesi a 572. In altre regioni, come Emilia Romagna e Toscana, il trend è opposto. Secondo i dati Istat, il 61,7% delle famiglie umbre con almeno un minore hanno ridotto la quantità o la qualità della spesa alimentare. Una delle conseguenze del degrado della qualità della spesa alimentare è l’aumento delle conseguenze sulla struttura corporea dei bambini (è provato il rapporto tra povertà e obesità). L’8,8% dei bimbi di 8-9 sono obesi, il 25,6% quelli sovrappeso.

Servizi e sanità Nel report di Save the Children viene poi sottolineato come, in tempi di crisi, anche la spesa per i servizi dei comuni ricada sulle famiglie. Tra l’anno scolastico 2011-2012 e quello precedente, in Umbria sono calati del 4,6% i bambini presi in carico dai servizi per l’infanzia (asili nido o servizi integrativi). Di contro l’Umbria risponde bene sulle statistiche sanitarie con un tasso di mortalità infantile tra i più bassi: 2,9%. In Umbria, inoltre, le madri teen ager (meno di 20 anni) sono poco più di una su dieci.

Cresce la dispersione scolastica Altro dato non certo positivo è quello sulla “povertà d’istruzione” cioè l’aumento dei minori fermi alla licenza media o fuori dalla formazione: nel 2011 in Umbria erano l’11,6%, nel 2012 il 13,7% (fonte Eurostat). E’ un incidatore – secondo Save the Children – di un “ascensore sociale” rotto. L’Umbria è poi a metà classifica tra le regioni in cui un minore tra i 6 e i 17 anni ha letto almeno un libro in 12 mesi con il 65,8% (il che significa comunque che uno su tre non legge). Riguardo il lavoro minorile, infine, citando dati della fondazione Bruno Trentin, per Save the Children, le province di Perugia e Terni sono a basso rischio.

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