Ogni giorno, appena la lancetta dell’orologio segna le ore 8.30, inizia il consueto via vai di persone in difficoltà presso il Centro di Ascolto della Caritas diocesana, che da poco più di un mese è operativo all’interno del “Villaggio della Carità-Sorella Provvidenza” in via Cortonese di Perugia, nelle immediate vicinanze della parrocchia di San Barnaba. Il CdA diocesano, che chiude alle 12.30 in modo da permettere ai suoi operatori e volontari di prestare servizio presso la “Mensa San Lorenzo” (ubicata in pieno centro storico), è aperto anche di pomeriggio, il martedì e il giovedì, dalle 15 alle 18.
30-35 al giorno «Non meno di trenta-trentacinque persone in media al giorno vengono al nostro CdA per chiedere di essere ascoltate ed aiutate – commenta la responsabile e vice direttore della Caritas diocesana Stella Cerasa –. Non sempre si tratta di povertà materiali, ma queste sono sempre più crescenti e investono sempre più famiglie perugine, che non riescono a sostenere, senza un aiuto, le spese domestiche che un tempo non gravavano molto sul budget familiare (utenze primarie, farmaci, materiale scolastico…)».
Raccolta viveri In quest’ultimo periodo è aumentata la richiesta anche di generi alimentari come pasta, riso, zucchero, legumi, conserve di pomodori, carne e pesce in scatola, frutta sciroppata. Proprio nel tempo di Quaresima, in preparazione alla Santa Pasqua, la Caritas diocesana, i giovani dell’Operazione Mato Grosso (Omg), della Pastorale giovanile diocesana e di diverse comunità parrocchiali promuovo da oltre un decennio e in tutto il territorio diocesano una “Grande raccolta viveri” per le popolazioni povere delle Ande peruviane. Da quest’anno, a causa della crescente richiesta di aiuto da parte di non poche famiglie perugino-pievesi, questa raccolta viveri servirà anche a soddisfare il fabbisogno locale e questo non può non far riflettere.
Le donazioni Le richieste quotidiane di aiuto, dal pagamento delle bollette all’acquisto di medicinali, non vengono soddisfatte solo attingendo dalle tradizionali offerte raccolte durante le Messe dei funerali, ma da quelle spontanee, in occasione di ricorrenze di feste in famiglia, che iniziano a giungere con più frequenza in Caritas. «Ci ha colpito – racconta Stella Cerasa – la scelta di un ragazzo perugino di 31 anni per aver voluto come regalo di compleanno dai suoi familiari e amici una somma di denaro, che poi insieme a loro ha donato al “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà. Questo ci ha anche permesso di far conoscere l’obiettivo del “Fondo” a un gruppo di giovani. Non è da meno anche il gesto di due anziani coniugi, che hanno celebrato il loro 50° anniversario di matrimonio devolvendo i doni in denaro al nostro CdA. Sono tutti gesti che educano alla carità – conclude il vice direttore della Caritas diocesana – e che ci incoraggiano come Chiesa a proseguire l’opera di aiuto e di vicinanza a quanti oggi si trovano in grosse difficoltà a causa della perdita del lavoro o per una inaspettata grave malattia che ha colpito un componente del nucleo familiare».
Il fondo: distribuiti 3 milioni Altro segno non secondario, che testimonia la validità della pedagogia della carità che sta sempre alla base di ogni progetto caritativo messo a punto dalla Chiesa attraverso la sua Caritas, viene segnalato in questi giorni dalla Segreteria generale del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà. Su 1.990 famiglie aiutate in circa cinque anni di attività del “Fondo”, 60 sono state quelle che hanno rinunciato all’aiuto, perché la loro “emergenza economica” è rientrata, nella gran parte dei casi per aver ritrovato il lavoro il capofamiglia. Grazie alla generosità di singoli cittadini, comunità parrocchiali e religiose, Istituzioni civili, Fondazioni bancarie, aziende…, il “Fondo di solidarietà” ha fruttato 2.910.932,91 euro, dei quali 2.762.850 euro sono stati distribuiti alle 1.990 famiglie umbre che ne hanno fatto richiesta, per un costo complessivo del “Fondo”, dalla sua attivazione a tutt’oggi, di soli 369,32 euro (spese fiscali di conto corrente).
Il dono di Bassetti I vescovi umbri, su proposta del neo cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenze episcopale umbra (Ceu), che ha deciso di devolvere al “Fondo di solidarietà” quanto ricevuto in dono da gruppi di parrocchiani, comunità religiose ed associazioni in occasione del suo ingresso nel Collegio Cardinalizio, ripropongono per la III domenica di Quaresima (23 marzo), in tutte le parrocchie della regione, un’ulteriore raccolta di offerte per l’attività di questa benemerita iniziativa avviata dalla Ceu nella primavera-estate del 2009. Con i doni ricevuti dal cardinale Bassetti, il recente contributo della Regione Umbria, l’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia a non far mancare il suo periodico sostegno all’iniziativa e quanto sarà raccolto il prossimo 23 marzo nelle parrocchie della regione, il “Fondo di solidarietà” potrà proseguire la sua attività nel corso del 2014, prevedendo di superare abbondantemente 3 milioni di euro.
Il Centro di Ascolto Per tutto quanto di cui sopra è entrato in piena attività il settore ‘accoglienza famiglie’ del “Villaggio della Carità- Sorella Provvidenza” inaugurato lo scorso 29 gennaio, dove ha sede la Caritas diocesana con il suo Centro di Ascolto ed altri servizi realizzati in collaborazione con altri organismi socio-caritativi ecclesiali e di ispirazione cristiana. In questi primi quaranta giorni di operatività il “Villaggio” sta dando ospitalità a tre famiglie in difficoltà: una italiana, una di profughi siriani e una romena. Oltre all’accoglienza, altro settore operativo è quello del “Consultorio medico specialistico” (attivo dallo scorso 6 marzo), al quale in questa prima settimana si sono rivolte diverse persone. «Come ha scritto il padre di una delle famiglie accolte al “Villaggio” per ringraziare la Chiesa dell’ospitalità ricevuta – racconta il direttore della Caritas diocesana Daniela Monni – “alcuni hanno accolto degli angeli senza saperlo”. Fin da queste prime famiglie ospitate al “Villaggio”, che vengono seguite da due famiglie di volontari che hanno scelto di vivere al suo interno condividendo con gli ospiti la vita, questo è stato un segno della “carezza di Dio”, come spesso ci rammenta Papa Francesco».
