di Mar. Ros.
Dieci giorni di tempo per prescrivere specifiche indicazioni, quelli che avrebbe preso il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo in merito al rilascio dell’Aia per l’impianto di incenerimento rifiuti di Maratta, denominato Terni biomassa, di cui è proprietaria la Tozzi holding di Ravenna. Strategie d’intervento che (condizionale d’obbligo perché difficilmente trapelano notizie ufficiali) potrebbero riguardare anche altri impianti, fino a determinarne addirittura la chiusura.
Aia Terni biomassa Cinque sarebbero i fattori che in misura differente influirebbero sulla scelta finale della conferenza dei servizi: intanto l’iter burocratico avviato dalla società sottoposto chiaramente a stringenti normative in materia; il ricorso al Tar che la stessa avrebbe presentato per ottenere un risarcimento danni dovuto a ritardi per il rilascio della stessa Aia; le pressioni della città e in particolare del comitato No inc che il ricorso al Tribunale amministrativo l’ha per il momento solo minacciato; l’impatto ambientale quindi il carico di emissioni determinate dall’impianto in oggetto; l’impatto che i fumi hanno sulla salute.
Parere Asl Proprio l’aspetto sanitario, di cui ovviamente si è occupata la Asl, avrebbe frenato i lavori della conferenza dei servizi di lunedì. Uno studio approfondito quello presentato dall’azienda sanitaria locale che, si dice, aprirebbe nuovi scenari perché cala l’analisi dell’impatto di Terni biomassa nella realtà fortemente industrializzata della Conca, ponendo a quanto pare la politica di fronte alla necessità di ponderare d’ora in avanti le scelte tenendo conto non dei singoli impianti ma dell’aggravamento che ognuno comporterebbe. Secondo indiscrezioni, dal punto di vista ambientale, Terni biomassa sarebbe a posto tanto che dal punto di vista tecnico, quello cui fa ricorso la Tozzi holding non sarebbe altro che un procedimento speciale previsto x legge (d.lgs. 46/2014 art. 29 comma 2) che prevede di trasformare le autorizzazioni precedenti in Aia, prescrivendo adeguamenti. In via definitiva però è il sindaco che esercita poteri sanitari, in base ai quali può dare prescrizioni o anche ordinare chiusure di impianti esistenti.
Di Girolamo e Giacchetti Sulla vicenda interviene con un comunicato anche Emilio Giacchetti, assessore all’Ambiente di Palazzo Spada. «La linea del Comune, coerente, chiara, tesa alla tutela della salute della comunità, sta ottenendo risultati. Quanto accaduto ieri nella conferenza dei servizi per l’inceneritore Biomassa ne è la testimonianza. Il parere della Asl sostanzia e certifica sul versante scientifico la nostra impostazione, quella del principio di cautela, della relazione tra emissioni e ambiente nel quale vanno a gravare. Un parere, voglio dare atto, articolato, approfondito, che prende in considerazione la caratterizzazione del rischio, l’approccio tossicologico, e quello epimediologico. Una presa di posizione che apre una nuova frontiera: la correlazione tra impianto produttivo e ambiente nel quale è collocato deve valere per tutti gli impianti di incenerimento. Ogni impianto va valutato per gli effetti in un determinato contesto e nel caso del contesto ambientale di Terni occorre tenere presente l’oggettiva situazione di stress inquinante già presente. Ritengo che la vicenda della autorizzazione per Terni Biomassa non sia affatto dovuta e scontata. Ci sono tutti i presupposti per una valutazione approfondita che anteponga il tema ambientale a quello meramente impiantistico». E sempre da Palazzo Spada è intervenuto anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo sul proprio profilo Facebook.
No inceneritori Il comitato No inc all’indomani della Conferenza dei servizi commenta: «Il rinvio era un atto dovuto ma se Asl avesse mosso i suoi uffici in questo senso qualche anno fa ci saremmo evitati l’acquisto dell’ex Printer da parte di Tozzi Holding, così come il revamping milionario dell’ex Terni Ena di Agarini, oggi di Acea. È certo che le condizioni pessime della qualità dell’aria della Conca già dieci anni fa erano compromesse come oggi. Rimane però il dato più importante a prescindere dai contenuti espressi nel parere: la mobilitazione permanente della città ha imposto che ciascuno, chi prima chi dopo, agisse nel merito delle proprie competenze e dei ruoli uscendo ci auguriamo dalle paludose relazioni politica/imprese/agenzie di protezione e prevenzione, tipiche della Conca ternana. Da ora non ci sarà impianto nella Conca che non sarà considerato anche alla luce dell’aspetto sanitario, cosa mai avvenuta prima. Noi ovviamente convocheremo nuove mobilitazioni e soprattutto cercheremo di verificare la portata reale del parere Asl». Sulla questione anche il consigliere regionale di Lega Nord Emanuele Fiorini: «Bene il rinvio, ora al via tutti gli approfondimenti del caso e gli interessi economici non siano più ago della bilancia per certe scelte».
Partito democratico Soddisfazione piena è stata espressa dai dem di via Mazzini: «Il Pd – scrivono – sottolinea l’importanza dell’espressione di un primo parere da parte dell’Usl2 riguardo l’immissione di ulteriori inquinanti nella Conca ternana. Da tempo sosteniamo che la situazione ambientale di Terni non debba essere aggravata. Ribadiamo anche il bisogno di un’indagine epidemiologica sistematica ed approfondita, legata al monitoraggio ambientale, che evidenzi le correlazioni tra il complesso degli inquinanti e i rischi per la salute. Accanto a questo, occorre perseguire l’abbattimento delle emissioni di sostanze dannose. Tutta la comunità, con la politica e le istituzioni in prima linea, deve fare proprio questo obiettivo attraverso una buona pianificazione e dando esempio di responsabilità ed impegno, come quello mostrato dal Comune di Terni che in conferenza dei servizi ha posto la salute delle persone come priorità. Su questa strada si deve perseverare insieme ai cittadini, adottando tutti comportamenti più sostenibili».
M5s Non è mancata la reazione del Movimento cinque stelle: «Si deve aprire ora una nuova fase di approfondita riflessione – scrivono i membri del gruppo consiliare e il portavoce umbro Andrea Liberati – fase non più rimandabile; nelle valutazioni autorizzative deve essere considerato il contesto ambientale nel quale certi impianti fortemente ammorbanti si vanno ad inserire, applicando il principio di precauzione soprattutto in aree dove sussiste un’evidenza di contaminazione, al fine di tutelare la vita umana. Occorre poi attivare una sistematica analisi epidemiologica che, rafforzando quanto già emerso con lo Studio Sentieri, coinvolga conseguentemente l’Istituto superiore di sanità e l’Associazione italiana registri tumori.
@martarosati28
