Una studentessa

di Elle Biscarini

Mancano case per gli studenti di Perugia e nei giorni in cui si torna nelle aule per le lezioni in presenza centinaia di fuori sede dell’Università non hanno una camera. La difficoltà diffusa è palpabile: nei gruppi Facebook dedicati alla ricerca di abitazioni, i post di studenti non residenti si moltiplicano di giorno in giorno, a volte accompagnati da vere e proprie suppliche.

Case fatiscenti e prezzi alle stelle Ma a saltare all’occhio sono i canoni praticati: dopo due anni di pandemia e didattica a distanza, durante i quali il numero dei fuori sede a Perugia era drasticamente calato per ovvie ragioni, si torna in presenza e la crisi economica si aggiunge all’impennata della domanda di case. Il caro vita si riflette sui prezzi delle stanze, con gli studenti che denunciano una tendenza al rialzo. «In un’indagine pubblicata da Immobiliare.it a Perugia per una singola si pagano circa 330 euro al mese, nelle zone di maggiore interesse come centro storico ed Elce si arriva a oltre 8 euro al mq» spiega Lorenzo Mazzola, responsabile per il diritto allo studio di Sinistra universitaria-Udu Perugia. In più, le associazioni studentesche denunciano le condizioni in cui versano alcuni locali che non sono coerenti con le richieste economiche che avanzano i proprietari: «In centro si è raggiunta la capienza massima o presto si raggiungerà, e ciò che è rimasto viene affittato a prezzi non ragionevoli» aggiunge Mazzola.

Gli strascichi della pandemia Un effetto domino iniziato con la pandemia, che continua a far paura ai locatori. Molti, riferisce sempre Udu, sembrano poco inclini ad affittare agli studenti per paura di nuove restrizioni dovute a una ripresa dei contagi Covid, con il risultato che «si preferisce affittare ai turisti, perché – afferma sempre Mazzola – il ricavo di una settimana di affitto, normalmente supera il canone mensile di uno studente». A impensierire i proprietari, è chiaro, è il rischio che lo studente possa tornare a casa propria se di fronte a un’eventuale ripresa dei contagi l’Ateneo dovesse ripristinare la didattica a distanza, che potrebbe portare con sé la potenziale insolvenza dell’universitario locatario. Un problema che non si pone con gli affitti di breve periodo: «Il turista – dice Mazzola – è diventato un guadagno più sicuro».

Troppi studenti o poche case La situazione si è quindi fatta critica in alcune zone di Perugia ad alta concentrazione studentesca. «C’è stato un aumento degli iscritti che per quanto sia una buona notizia per Università di Perugia, passata da 20 mila studenti pre pandemia ai quasi 30mila di questo anno accademico, senza però il necessario adeguamento di misure per il diritto allo studio». Le residenze dell’Adisu, denunciano dall’Udu, non erano in grado di accogliere tutte le domande degli studenti neanche prima della pandemia, ma ora, con l’impennata degli iscritti, la situazione è diventata ingestibile. «Questa è una cattiva gestione della progettazione degli alloggi» accusano i ragazzi di Udu facendo due conti: il numero di posti nei collegi universitari non è aumentato, infatti, con l’aumento delle iscrizioni, mentre con la sola chiusura del collegio di Agraria per ristrutturazione all’appello mancano circa 150 posti letto.

Bonus affitti e più residenze Adisu In molti sui social e sui gruppi Facebook dedicati agli affitti studenteschi, invocano la necessità di ottenere la didattica a distanza, almeno fino a che non saranno in grado di trovare una casa a Perugia. Purtroppo, il regolamento d’Ateneo riserva questa possibilità a sole poche categorie di studenti, essenzialmente universitari lavoratori o genitori. Anche l’Udu si appella alle istituzioni: «Abbiamo un canale Telegram per aiutare gli studenti a trovare coinquilini. A poche ore dalla creazione del canale siamo arrivati a quasi 700 iscritti. Continuiamo a chiedere alla Regione di aumentare i fondi stanziati per le residenze studentesche. In particolare, è immediatamente necessaria l’istituzione di nuove residenze Adisu, serve un collegio per la zona del centro storico. Servono nuove risorse per tamponare la situazione: un bonus affitti come soluzione temporanea, che non può e non deve sostituirsi a misure strutturali come l’aumento delle residenze Adisu e il rapido completamento delle ristrutturazioni attuali» spiega ancora Mazzola.

Attenzione alle truffe Oltre alla difficoltà di  trovare una sistemazione, gli studenti sono chiamati anche dribblare il rischio di venire gabbati. Su diversi gruppi social, infatti, sono apparsi annunci di diverse agenzie online che sarebbero delle vere e proprie truffe. Tra le tante, si segnala un sedicente proprietario di un fantomatico appartamento in via Annibale Vecchi 51, che si farebbe spedire le caparre per poi sparire, ma anche annunci di case nel quartiere Elce con tanto di foto, che però sarebbero state scattate in un appartamento di Padova, e trilocali bellissimi a prezzi stracciati che scompaiono non appena lo studente malcapitato ha versato la caparra al truffatore.

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