Passeggeri all'interno dello scalo (foto F.Troccoli)

di D.B.

Fumata nera dalla torre di controllo del «San Francesco». I soci dello scalo umbro infatti nel corso della mattinata di mercoledì si sono riuniti con una serie di importanti punti all’ordine del giorno: tra questi l’elezione del nuovo cda e in particolare del presidente dello scalo. Una volta esaminati i sei curriculum arrivati grazie all’avviso pubblico emanato nelle scorse settimane però, nessuno di questi ha convinto i soci, che hanno così deciso di riaprire i termini dell’avviso fino alle 13 del prossimo 30 giugno nella speranza che, entro quella data, spunti un profilo adatto a guidare l’aeroporto. L’assemblea tornerà a riunirsi il primo luglio e nella giornata di mercoledì, quando erano presenti i rappresentanti dell’88 per cento del capitale sociale (da sole la Regione attraverso Sviluppumbria e la Camera di commercio di Perugia detengono oltre il 70 per cento), come anticipato martedì dal direttore dello scalo Piervittorio Farabbi è stato approvato il bilancio 2015.

Nuova procedura I conti si sono chiusi con un ‘rosso’ di 845 mila euro, quasi la metà rispetto a quello di due anni fa mentre per quanto riguarda il 2014 la perdita ammontava a 1,176 milioni di euro. «Al Consiglio di amministrazione uscente – spiega lo scalo – è stato riconosciuto l’ottimo lavoro svolto nel triennio appena concluso». Un cda al momento a due: dopo le dimissioni di Mario Fagotti infatti sulla tolda di comando sono rimasti Mauro Agostini per quanto riguarda Sviluppumbria e il numero uno della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni. Tornando alla procedura per l’individuazione del nuovo presidente, è da ricordare che non si tratta di una vera e propria gara con graduatorie e punteggi bensì di un più semplice avviso pubblico. Insomma, una volta visti i curriculum, sempre che ne arrivino altri, saranno i soci a scegliere in completa autonomia.

LO SBARCO DI MISTRAL AIR: LE NUOVE ROTTE

Il M5S Secondo il capogruppo del M5S in consiglio regionale Andrea Liberati però il problema non sono i nomi. «Qualunque sia quello scelto – commenta – è evidente che, per l’aeroporto come per l’intera Umbria, nulla cambierà in termini di attrattività ed efficienza, soprattutto se la logistica regionale “di contorno” rimanesse quella attuale». Liberati evidenzia alcune criticità, ovvero «l’assenza di uno scalo ferroviario aeroportuale; le forti carenze del ferro, con un servizio lento e di scarsa qualità, eppure strapagato e il totale deterioramento delle infrastrutture stradali». Secondo Liberati «anche sui trasporti la giunta Marini balbetta, mentre l’aeroporto, già latore di debiti pluriennali e milionari, peggiora da tempo le sue performance. Il M5S ha anzitutto reiteratamente segnalato la necessità di connettere l’aeroporto alla ferrovia, con una fermata ad hoc in loco. Ma questo non basta, bisogna mettere in campo progetti che consentano spostamenti ferroviari assai rapidi tra l’Umbria e Roma-Ancona e Firenze-Milano, già oggi possibili, con l’impiego di treni veloci cofinanziati dalla Regione. Invece la giunta, proseguendo le pessime pratiche del passato, butta ogni anno ben 37 milioni di euro per innumerevoli treni regionali spesso semi-vuoti e comunque del tutto inadeguati per pendolari e turisti».

Twitter @DanieleBovi

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