di Daniele Bovi
Venticinque anni dopo il primo incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II «la situazione non è caratterizzata da libertà e pace». Anzi, «il mondo è, purtroppo, pieno di discordia». Di fronte ai leader religiosi di tutto il mondo, riuniti nella basilica di Santa Maria degli Angeli, papa Benedetto XVI nel suo discorso torna su molti dei temi a lui cari. Dal «rifiuto di Dio» al «terrorismo», che sono «le due differenti tipologie di nuove forme di violenza», dalla religione che deve essere «forza di pace» alla «vergogna» per i cristiani che «in nome della fede» hanno fatto «ricorso alla violenza». «Lo riconosciamo – scandisce – pieni di vergogna, ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana».
I pellegrini di verità Ma è al termine del suo discorso che papa Ratzinger chiarisce chi sono i «pellegrini della verità della pace», ovvero coloro che non hanno ricevuto «il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità». Quelle persone alla ricerca di Dio e della verità che interrogano gli atei, anch’essi invitati ad Assisi, come i credenti. Quel Dio nascosto anche da un’immagine «travisata» che molti credenti hanno di lui. E così la lotta interiore nell’anima del pellegrino diventa un cammino alla ricerca della verità e anche un richiamo a «purificare» la propria fede «affinché il vero Dio diventi accessibile».
Le minacce di ieri e di oggi Papa Benedetto ricorda poi come nel 1986 la grande minaccia fosse la divisione del pianeta in due blocchi contrapposti, mentre oggi è rappresentata dal terrorismo e dal rifiuto di Dio. Ciò che invece Ratzinger invita a rifiutare con nettezza è la giustificazione della violenza in nome della religione e la critica, «a partire dall’illuminismo», che fosse la religione la causa della violenza. Il compito «fondamentale» dei leader riuniti ad Assisi e del dialogo interreligioso da loro portato avanti sarà poi quello di rispondere ad alcune domande sulla vera natura della religione, sulla sua natura comune a tutti i credo. Il rischio, secondo il papa, è infatti quello della «decadenza» dell’uomo e del «cambiamento del clima spirituale». Un clima dove domina «l’adorazione di mammona, dell’avere e del potere che si rivela una contro-religione».
«Vivere in pace» L’apertura della prima parte della giornata è stata affidata, in basilica, al cardinal Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Un richiamo alle fedi, il suo, «a vivere in pace tutti insieme: è questa – ha detto – la profonda aspirazione che risuona in tutti i nostri cuori». Tantissime le voci risuonate a Santa Maria degli Angeli, da quelle hindu al canto del portavoce della religione Ifu e Yoruba che ha portato il saluto dei popoli d’Africa: «Dobbiamo sempre ricordarci – ha detto il professor Wande Abimbola – che la nostra propria religione, così come le religioni praticate da altra gente, sono valide e preziose agli occhi dell’Onnipotente».
«Basta violenza» «Dobbiamo opporci alla deformazione dei messaggi delle religioni e dei loro simboli – ha detto invece Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli – da parte degli autori di violenza». Per il rappresentante ortodosso, 25 anni dopo l’incontro dell’86, dieci anni dopo l’11 settembre e «nel momento in cui le “primavere arabe” non hanno messo fine alle tensioni intercomunitarie, il posto delle religioni tra i fermenti in atto nel mondo resta ambiguo». Bartolomeo I ha messo in guardia contro la «cresciuta marginalizzazione delle comunità cristiane nel Medio Oriente». Per Benedetto XVI e i suoi commensali poi, prima della seconda parte della giornata che inizierà intorno alle 15.30, un pranzo frugale a base di riso e verdure, insalata e frutta, e poi un momento di preghiera e riflessione interiore.


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