di Marco Torricelli
Un fatto è certo, i sindacati e i lavoratori della Sangemini, avranno pochissimi spazi di manovra – ammesso che la proprietà abbia intenzione di rispettare almeno i tempi previsti per la sua presentazione – sul piano di ristrutturazione aziendale.
L’assessore Vincenzo Riommi, che ha assunto il pieno controllo della situazione, ha infatti convocato tutti per mercoledì 10 luglio e la Sangemini dovrebbe presentare una versione, quanto meno, molto vicina a quella definitiva del piano, ma la cosa non tranquillizza i sindacati, che temono di trovarsi di fronte «ad un progetto costruito solo sulla base delle esigenze padronali e, quindi, probabilmente troppo penalizzante per i lavoratori» e con poco tempo per poter intervenire.
In Regione La questione ‘acque minerali’, intanto, è stata oggetto di un’audizione nella seconda commissione del consiglio regionale. Si è discusso di una proposta che era stata già presentata dai comuni nella passata legislatura, ma sulla quale la giunta regionale si era espressa negativamente. I comuni umbri interessati alla ‘disciplina della ricerca, della coltivazione e dell’utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali’, però, ci riprovano.
I canoni La richiesta è quella di rivedere i termini delle funzioni amministrative del settore, ma soprattutto alla ripartizione dei canoni di locazione relativi all’estrazione delle acque: le amministrazioni locali chiedono che il 70% rimanga al comune ed il rimanente 30% vada a confluire nel bilancio regionale. Ad oggi, invece le risorse provenienti dal pagamento del canone per la concessione di coltivazione (un milione e mezzo di euro) vengono introitate completamente dalla regione, riservando una parte di esse al finanziamento di progetti di salvaguardia ambientale predisposti dai comuni.
I sindaci Tutti concordi, i primi cittadini interessati: «Noi chiediamo che ai comuni venga riconosciuto un ruolo più marcato perché i territori dove viene attinta l’acqua devono sopportare una serie di disagi», dice Roberto Morroni, sindaco di Gualdo Tadino; mentre Giovanni Bontempi, sindaco di Nocera Umbra, spiega: «Per me è difficile spiegare ai miei concittadini che a Perugia si vende l’acqua che arriva da Nocera mentre sul territorio non ritorna nulla». Mentre Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini alle prese con la drammatica crisi dell’azienda locale, chiede che «questa proposta di legge sia approfondita con estrema attenzione, perché il ritorno economico è importantissimo per la valorizzazione della stessa risorsa idrica».
Rometti L’assessore regionale all’ambiente, Silvano Rometti, però, frena: «Per la gestione delle acque pubbliche abbiamo introdotto l’Auri (ambito unico per acqua e rifiuti) e risulterebbe contraddittorio che per la gestione di quelle minerali si vada ad una parcellizzazione del loro governo. Tuttavia – spiega – la rivendicazione che fanno i comuni è legittima. Chiedono sostanzialmente più risorse per interventi relativi alla tutela e alla valorizzazione e su questo si può discutere valutando insieme le previsioni per il prossimo anno».
