L'ex cementificio di Acquasparta

di M. To.

Il dubbio, secondo qualcuno, sarebbe solo sulla formula che verrà utilizzata. E, quindi, sul nome che gli daranno. Ma che la Colacem della famiglia Colaiacovo voglia utilizzare l’ex cementificio di Acquasparta – di cui è proprietaria – per scopi diversi, viene dato come certo.

La Regione Un documento, nel quale i Colaiacovo spiegherebbero le proprie intenzioni e la relativa richiesta, sarebbe pronto per essere presentato in Regione ed è già partito il ‘toto-uso’: inceneritore o termovalorizzatore, centrale a biomasse o utilizzo di Css.

Il Comune Il sindaco Romani, dicono in Comune, «è in ferie e noi mica possiamo dare il suo telefonino a tutti» e l’unico con cui si riesce a parlare è l’assessore ai lavori pubblici, Claudio Ricci: «A me non risulta nulla del genere – dice – ma tanto a settembre ci incontreremo con la proprietà del sito e chiederemo informazioni. Ad oggi, comunque, al Comune di Acquasparta non è pervenuta nessuna informazione ufficiale».

Colacem Dall’azienda, invece, parla Massimiliano Pambianco: «Che quella di evitare che una grande massa di rifiuti finisca in discarica – spiega – mi pare una considerazione di buon senso e ampiamente condivisa, anche se in Italia solo a livello teorico. Basti pensare che in un Paese moderno come la Germania, il 60% degli impianti che producono cemento utilizzano il Css come combustibile». Significa che ci state pensando? «Assolutamente no», è la replica decisa. A settembre, quando si incontreranno con gli amministratori locali, forse se ne saprà di più.

Il cementificio Quella dell’ex cementificio di Acquasparta è una storia che è stata caratterizzata, fino all’interruzione delle produzioni, anche da inchieste, arresti e avvisi di garanzia, che interessarono anche elementi della stessa famiglia Colaiacovo, che dai primi anni ’80 del secolo scorso è proprietaria del sito, che allora produceva di calce idrata.

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