Un’audizione con i vertici degli Ati e delle aziende di gestione dei servizi idrici. È quanto ha chiesto venerdì il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Raffele Nevi dopo la diffusione, da parte dell’Osservatorio prezzo e tariffe di Cittadinanzattiva, dei dati relativi ai prezzi del servizio in Umbria e alla dispersione idrica. «Il triste primato dell’Umbria – scrive Nevi -, terza dopo Toscana e Marche in termini di costi sostenuti dai cittadini per i servizi idrici, e il livello di spreco dell’acqua superiore alla media nazionale impone un chiarimento per capire come possa esser giustificato un aumento tariffario che, nel caso di Terni, ha registrato un incremento del 51% dal 2007 al 2013. Ancora più incomprensibile il dato sulla dispersione dell’acqua immessa nelle tubature pari al 39%, una percentuale in aumento di 4 punti rispetto al 2007, se si pensa agli importanti investimenti fatti in questi anni».
I dati Secondo il rapporto di Cittadinanzattiva l’Umbria come accennato si conferma al terzo posto tra quelle più care d’Italia, con 421 euro spesi in media nel corso del 2013, 29 in più rispetto al 2012. Un calcolo che prende in considerazione una famiglia di tre persone con un consumo medio di 192 metri cubi all’anno (comprensivo di Iva al 10%). Se il confronto lo si fa col 2012, la bolletta è cresciuta del 7,3%, in linea con la media nazionale (+7,4%, mentre la spesa è di 333 euro). Davanti al Cuore verde solo Toscana (498 euro) e Marche (429 euro). Per quanto attiene i numeri della dispersione idrica invece, che in questo caso sono riferiti al 2012 e riguardano solo i due capoluoghi, come visto per ogni cento litri immessi nelle tubature ne vanno sprecati ben 39. Un trend in crescita visto che nel 2007 la dispersione si attestava al 35%. Ancora peggio vanno le cose a Terni, dove la percentuale sale al 44%. Dati che avvicinano più al Sud Italia che alla media nazionale (33%).
