di Daniele Bovi
Acqua sempre più salata in Umbria, dove anche nel 2013 è cresciuto il costo della bolletta a carico delle famiglie così come la dispersione idrica. A spiegarlo è Cittadinanzattiva nel rapporto annuale, pubblicato venerdì, sul servizio idrico integrato redatto dall’Osservatorio prezzi e tariffe. L’Umbria si conferma al terzo posto tra quelle più care d’Italia, con 421 euro spesi in media nel corso del 2013, 29 in più rispetto al 2012. Un calcolo che prende in considerazione una famiglia di tre persone con un consumo medio di 192 metri cubi all’anno (comprensivo di Iva al 10%). Se il confronto lo si fa col 2012, la bolletta è cresciuta del 7,3%, in linea con la media nazionale (+7,4%, mentre la spesa è di 333 euro). Davanti al Cuore verde solo Toscana (498 euro) e Marche (429 euro).
I numeri Dal 2007 invece il balzo è stato ancora più grande: 45,2%, anche qui pressoché identico al resto del Paese (+43%). Guardando poi a cosa accade nei capoluoghi di provincia, Terni si piazza al 20esimo posto in Italia e Perugia al 25esimo: nella prima una famiglia-tipo nel 2013 ha speso 439 euro (+7,1%, rispetto al 2007 +51%), mentre nella seconda 403 euro (+7,8%, +39,4% se si guarda al 2007). Un dato preoccupante è poi quello della dispersione idrica. Dall’analisi di Cittadinanzattiva, che in questo caso è riferita al 2012 e riguarda solo i due capoluoghi, emerge che per ogni cento litri immessi nelle tubature ne vanno sprecati ben 39. Un trend in crescita visto che nel 2007 la dispersione si attestava al 35%. Ancora peggio vanno le cose a Terni, dove la percentuale sale al 44%. Dati che avvicinano più al Sud Italia che alla media nazionale (33%).
Così in Italia Un Paese dove nel 2013, come accennato, la spesa media è stata di 333 euro (+7,4% rispetto all’anno precedente). Secondo il report «le differenze regionali sono rilevanti»: detto delle regioni più care (a superare di molto la media anche l’Emila con 407 euro e la Puglia con 389 euro), il Molise risulta essere la più economica con 143 euro all’anno. Le città più «care» d’Italia sono tutte toscane e sono Firenze, Pistoia e Prato con 542 euro all’anno; a Isernia invece si spende meno di tutte (in media 120 euro). Anche all’interno della stessa regione ci possono essere differenze elevate: per esempio in Calabria ci sono 302 euro di distacco tra due capoluoghi, visto che a Reggio Calabria se ne spendono 473 mentre a Cosenza 171.
Dottorini: serve agire Parlando dei numeri relativi alla dispersione, il consigliere regionale dell’Idv Oliviero Dottorini spiega che «questo avviene – scrive – nonostante gli investimenti (circa 12 milioni di euro negli ultimi anni) e le azioni messe in campo dalla Giunta regionale. Se è vero, come ci ha detto lo scorso dicembre l’assessore che l’Umbria negli ultimi anni ha realizzato interventi strutturali enormi quali il rinnovamento di otto sistemi acquedottistici, tra cui Montedoglio, la Pasquarella e il lago Trasimeno e Bastia, non si capisce come mai continui ad aumentare il dato della dispersione idrica». «Adesso – conclude – ci aspettiamo azioni conseguenti e un intervento su Ati e aziende di gestione da parte dell’assessorato all’Ambiente. Non si può continuare a sbandierare l’eliminazione dalle bollette della quota del 7 per cento per la remunerazione del capitale, se poi i risultati sono questi. L’idea di avviare un serio studio di fattibilità al fine di garantire agli umbri una gestione pubblica e partecipata dell’intero servizio idrico appare sempre più fondata. Altrimenti, almeno a leggere i dati, tutto finisce per rimanere nel novero delle buone intenzioni o delle scaltre enunciazioni».
Twitter @DanieleBovi
