di Ivano Porfiri
Rischiano di restare a secco i rubinetti di Orvieto, Castel Giorgio e Castel Viscardo. Il problema è la quantità di arsenico nell’acqua superiore ai nuovi limiti fissati dall’Unione europea, che lo scorso 28 ottobre ha deciso: no alle deroghe chieste dall’Italia e ordine di vietare l’uso dell’acqua per scopi alimentare in 128 comuni italiani, tra cui i 3 umbri.
128 comuni a rischio La decisone, datata 28 ottobre, è stata indirizzata dall’Ufficio Ambiente della Ue al ministero della Salute. Il provvedimento arriva dopo l’imposizione, a partire dal 1 gennaio scorso, dei nuovi limiti di legge per l’acqua potabile. E dopo due deroghe concesse finora, l’Ue ha detto basta. Bruxelles chiede ordinanze che potrebbero proibire l’uso potabile dell’acqua in 128 comuni dello Stivale divisi tra 5 regioni. Messa peggio è la regione Lazio con 91 comuni (tra cui Viterbo), seguita da Toscana, con 16 località, Trentino con 10, Lombardia con 8 e Umbria con 3.
Il caso Orvieto Il caso di Orvieto era venuto alla luce all’inizio dell’anno. Il sindaco Antonio Concina emanò un’ordinanza relativa alla potabilità dell’acqua dell’acquedotto che serve le zone di Biagio, Buonrespiro, Buonviaggio, Villanova, San Quirico e Rocca Ripesena. «In presenza di una segnalazione scritta del Sii ho ritenuto doveroso emanare, in via assolutamente cautelativa, l’ordinanza in questione – disse il sindaco – in attesa che l’Asl di Terni fornisca in tempi brevi i suoi dati ufficiali e incontrovertibili relativi alla situazione attuale». Concina spiegava che «la segnalazione del Sii si è resa necessaria a seguito della nuova direttiva europea, che dal primo gennaio ha drasticamente ridotto, senza possibilità di deroga, il livello compatibile di arsenico da venti a dieci milligrammi per litro».
Deroga L’Italia chiese a quel punto una deroga, spiegando in un dossier spedito all’Ue che quei quantitativi di arsenico sarebbero fuori norma per cause «naturali»: in qualche modo originati da stratificazioni geologiche di origine lavica, come nel caso dei Castelli Romani e del Viterbese, così come dell’Orvietano. Ma ora la Ue non vuole più sentire ragioni. Accettati i rilievi per borio e floruro, non si vogliono sentire ragioni per quanto riguarda l’arsenico. «Per quanto riguarda i valori dei parametri nelle zone di fornitura di acqua di cui all’allegato II – si legge nella decisione della Commissione datata 28 ottobre – le deroghe richieste dall’Italia non sono concesse».
Rischi cancerogeni «Per quanto riguarda l’arsenico – scrive l’Ue – le prove scientifiche nei documenti indicati in riferimento negli orientamenti dell’Organizzazione mondiale della sanità e nel parere del comitato scientifico dei rischi sanitari e ambientali consentono deroghe temporanee fino a 20 μg/l, mentre valori di 30, 40 e 50 μg/l determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro. Pertanto occorre autorizzare unicamente deroghe per valori di arsenico fino a 20 μg/l». E i tre comuni umbri sono indicati a 30 μg/l e inseriti nell’elenco.
Che succede ora? Da quanto si apprende sono in corso febbrili contatti tra le Regioni interessate e il ministero per risolvere il problema perché l’ordine della Commissione imporrebbe ordinanze di divieto di consumo dell’acqua ad uso alimentare. Nei prossimi giorni sono attese novità.

