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di Chiara Putignano

Mentre a Perugia davanti all’ospedale gli anti-abortisti lasciano i cartelloni della campagna internazionale ’40 giorni per la vita‘, da giovedì sul portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità (Iss) si possono vedere tutte le strutture che offrono il servizio di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Quello che fino ad oggi è stato un faticoso lavoro portato avanti esclusivamente da associazioni e reti dal basso diventa il focus della prima mappa istituzionale sul tema. Si tratta di un progetto nato anni fa, nel 2022, e che ora è nella disponibilità di cittadine e cittadini. Mancano però i dati sull’obiezione di coscienza. In Umbria su dieci strutture segnalate dalla mappa, tre servono l’area della provincia di Terni.

Mappa Ivg Il progetto è frutto di due anni e mezzo di lavoro di un gruppo multidisciplinare che ha come protagonisti il ‘Reparto salute della donna e dell’età evolutiva’ dell’Iss, Istat, Aifa, le Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sardegna, il Tavolo Immigrazione e Salute e alcune società e federazioni scientifiche di settore. Sempre nell’ambito del progetto «sono state previste una serie di attività e la produzione di materiali dedicati alla comunicazione istituzionale e alla divulgazione», si legge nel portale. Realizzati sia per «i professionisti coinvolti nel sistema della sorveglianza dell’interruzione volontaria di gravidanza», quindi decisori, organizzazioni sanitarie e operatori, «sia per facilitare l’accesso ai servizi del Servizio sanitario nazionale e la conoscenza dei propri diritti da parte delle donne, specialmente quelle con background migratorio». E tra i principali documenti prodotti nel corso di questi ultimi due anni e mezzo, c’è anche la mappatura degli ospedali che consentono di accedere al servizio di Ivg. All’interno ci sono siti delle strutture di riferimento, non solo pubbliche ma anche di consultori, ambulatori e privati accreditati e dati sul numero delle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate. Nonché i dati e i recapiti dei presidi sanitari in questione.

Umbria I dati della mappatura sono aggiornati al 2023 e provengono da Istat. In totale, nel cuore verde d’Italia, sono 962 le Ivg effettuate tra l’ottava e dodicesima settimana. Di queste 654 con metodo farmacologico. A Terni si parla di circa la metà di quelle eseguite (47,8%), all’ospedale di Perugia sono 15 su 111 totali (13,5%). Mentre nel presidio ospedaliero di Narni l’Ivg farmacologica è stata impiegata in tutte e cinque le interruzioni volontarie di gravidanza effettuate. L’ospedale di Foligno è quello in cui ci sono stati il maggior numero di aborti volontari tra l’undicesima e dodicesima settimana di gestazione, si parla del 34,3%. Nel 2022, secondo i dati del Ministero della Salute, in Umbria sono state effettuate 892 interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg), 36 in più rispetto all’anno precedente.

Le strutture umbre Secondo la mappatura, le strutture in cui è possibile accedere al diritto all’aborto, sancito dalla legge 194 del 1978, sono: l’ospedale di Città di Castello, il nosocomio di Umbertide, lo stabilimento ospedaliero Media Valle del Tevere (Pantalla), l’ospedale civile ‘San Matteo degli Infermi’ (Spoleto), il ‘Santa Maria della Stella’ (Orvieto), lo stabilimento ospedaliero di Narni, l’ospedale ‘San Giovanni Battista’ (Foligno), il presidio ospedaliero Gubbio e Gualdo Tadino, l’azienda ospedaliera di Perugia e quella di Terni ‘Santa Maria’. A coprire l’area del Perugino sono dunque sette strutture su dieci totali. Per il Ternano invece tre.

Obiezione di coscienza Come detto, la mappatura consultabile nel portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità (Iss), è sprovvista dei numeri degli obiettori di coscienza. Nel dicembre del 2024 quando, con quasi un anno di ritardo, il Ministero della Salute ha reso pubblico il rapporto sull’attuazione delle norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione di gravidanza, in Umbria le percentuali di obiezione superavano di gran lunga il dato nazionale. Nel documento si legge che nel 2022 il 62,5% dei medici, il 58,1% degli anestesisti e il 49% del personale non medico ha presentato obiezione di coscienza. Numeri tendenzialmente in crescita rispetto al precedente rapporto, con dati riferiti al 2021. Quattro anni fa infatti i medici a presentare obiezione erano il 63,9%, il 60,8% tra gli anestesisti e il 50,6% del personale non medico. A tal proposito, la ginecologa, ora in pensione e libera professionista, Marina Toschi sentita da Umbria24 per la questione dei cartelloni pro-vita fuori dall’ospedale di Perugia, ha spiegato: «All’ospedale di Perugia non vengono seguite le linee di indirizzo in modo corretto. Il personale da informazioni scorrette e talvolta sono giudicanti verso le donne. L’Umbria è indietro su questo aspetto ed è una delle regioni italiane a non aver finanziato i Lea, ovvero i livelli elementari di assistenza per gli esami in gravidanza». Inoltre, riguardo i consultori, ha aggiunto: «Sono pochissimi e non c’è personale, spesso quello che c’è è obiettore di coscienza».

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