di Maurizio Troccoli
Cresce il numero degli obiettori di coscienza tra il personale medico, in Umbria, come nel resto d’Italia, anche se in casa nostra il fenomeno non ha toccato le punte massime che ad esempio si registrano in alcune regioni del Sud. Si infoltiscono le file dell’esercito degli obiettori di coscienza di coloro cioè che non praticano alcuna forma di aborto o di interruzione della gravidanza. Notizia che può fare piacere agli ambienti cattolici ma che, di contro, determina anche conseguenze imprevedibili. Come chi sceglie di diventare obiettore di coscienza non per questioni etiche o religiose quanto per non caricarsi, insieme a pochi altri, della gravosa responsabilità delle numerose richieste di interruzione della gravidanza che potrebbe avere anche conseguenze penali, nel caso di danni fisiologici a chi ne fa ricorso.
Effetto valanga Insomma l’effetto valanga potrebbe essere anche causato dal fatto che la richiesta di pratiche e farmaci per l’Ivg (interruzione volontaria della gravidanza) ora deve gravare sulla minoranza di medici che non si professano obiettori di coscienza. Ma cosa dicono i numeri?
I numeri In Umbria i ginecologi obiettori sono 78, mentre la percentuale dei ginecologi obiettori è del 69%. Il numero degli anestesisti obiettori è di 94, mentre il numero di personale non medico obiettore è di 817. Si deduce che la percentuale del personale non medico obiettore è del 54,7%, la percentuale di anestesisti obiettori è del 64,8% e la percentuale dei ginecologi non obiettori è del 31%. Insomma soltanto il 31 % dei ginecologi è non obiettore, tre su 10. L’Umbria si colloca in una posizione mediana nella graduatoria nazionale che rappresenta l’avanzamento della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza, a macchia di leopardo, con notevoli differenze tra regioni del Nord, del Centro e del Sud. L’Umbria ad esempio, con la sua percentuale del 69% di ginecologi obiettori è in mezzo ai due estremi che sono la Valle d’Aosta con il 16,7 % di ginecologi obiettori, ovvero la regione che ne ha meno in Italia, e il Molise che ha l’85% di ginecologi obiettori. La stessa collocazione vale per gli anestesisti obiettori che in Umbria sono il 64%, mentre in Valle d’Aosta sono il 26,3% e in Molise, il 75%. Per quanto riguarda il personale non medico, in Valle d’Aosta sono il 2,9%, in Umbria il 54,7%, mentre al polo opposto ancora il Molise con il 75,9%.
Per saperne di più Per chi non fosse addentro alla materia le opzioni di interruzioni di gravidanza sono sia quella dell’intervento chirurgico noto come ‘raschiamento’ che la pillola abortiva Ru 486. La pillola del giorno dopo, previene l’impianto dell’ovulo fecondato. A seconda delle interpretazioni c’è chi definisce anche questa pratica una interruzione della gravidanza e chi invece attribuisce un significato diverso. L’ovulo va a impiantarsi nell’utero, la pillola del giorno dopo evita che l’ovulo si impianti. La pillola del giorno dopo viene presa entro 72 ore dal rapporto sessuale e viene prescritta da qualsiasi medico, sia quello curante, sia in guardia medica, sia dal ginecologo. La Ru 486, ovvero la pillola abortiva invece, prevede analisi e assistenza medica specifica. Oggi viene somministrata in regime di ‘Day hospital’. Il ‘raschiamento’ invece, viene fatto entro tre mesi.
La pillola del giorno dopo L’obiettore di coscienza non prescrive la pillola del giorno, chi la prende deve rivolgersi a medici che non sono obiettori. Un medico di Perugia raggiunto da Umbria24 spiega che «c’è la tendenza, specie nel settore delle guardie mediche, di ragazzine ma anche adulte, di fare uso della pillola del giorno dopo anche quando non ce ne sarebbe bisogno e in maniera spropositata. C’è chi ne prende anche tre in un anno, con una evidente scarica di ormoni nel proprio organismo. Il fenomeno non è proprio controllabile anche perchè questi soggetti non si rivolgono sempre allo stesso medico. Capita di vedere arrivare donne poco dopo avere avuto un rapporto sessuale che chiedono la pillola senza neppure fare i conti dei giorni e quindi senza valutare la percentuale di rischio di rimanere incinta. Accade con ragazzine ma anche con adulte. Ovviamente devono firmare un consenso informato, ma alcuni lo fanno senza avere pienamente consapevolezza di quanto sottoscrivono. Posso confermare che alcuni colleghi diventano obiettori non per questioni etiche ma perchè è una responsabilità notevole che grava sempre più su pochi medici»
La mappa dei consultori familiari Il documento ministeriale definisce i consultori famigliari come centri «per la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere o prevenire la gravidanza consigliando metodi e farmaci adatti a ciascun caso». In Umbria se ne contano 31, che significa l’ 1,5 % per ogni 10 mila donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Ovvero lo 0,7 % per ogni 20mila abitanti. Mentre sono 2 i consultori privati. Rispetto alle donne in Italia che intendono praticare l’Ivg, sono sempre di più quelle che scelgono la pillola abortiva Ru 486 (dagli 857 casi del 2009 si è passati ai circa 7000 del 2011- dati nazionali-).
Le cifre del fenomeno I dati nazionali, pubblicati nell’inchiesta del ‘Fattoquotidiano’ dicono che a livello temporale, negli ultimi 5 anni il numero di ginecologi obiettori è cresciuto dal 58.7% al 69.3% nel quinquennio 2005-2010. Stessa sorte tra gli anestesisti (dal 45.7% al 50.8%) e personale non medico (dal 38.6% al 44.7%).
Gli aborti fuori tempo Le cronache di questi anni hanno anche raccontato di medici che avrebbero scelto di fare gli obiettori di coscienza tranne poi esercitare gli aborti fuori tempo negli studi privati. Tutto, in questi casi, si gioca sull’interpretazione dei tempi, lungo il filo sottile di una settimana prima o una settimana dopo dal limite massimo, tenendo conto del giorno del concepimento. Ma questa è un’altra storia che potrebbe inscriversi, non si sa quanto, tra le conseguenze imprevedibili del fenomeno del ricorso all’obiezione di coscienza. Vero o di convenienza.
